“Sigarette”, racconto di Rita Barbieri

Tu eri tutto e io il tuo esatto contrario. Tu stavi sempre zitto e io, invece, parlavo troppo. Tu avevi i piedi  ben saldi a terra, io preferivo stare per aria: a terra mi ci annoiavo troppo.

Tu eri serio e composto, io preda di emozioni che mi si disegnavano a macchie improvvise sul viso. Tu impenetrabile e solido come una roccia, io trasparente e fluida come l’acqua. Tu che non ti lasciavi mai intaccare da niente, corazzato dentro e dietro una solida armatura che non aveva nemmeno un misero tallone d’Achille. Io che viaggiavo leggera e abbandonavo sempre più protezioni e dispositivi di sicurezza. Tanto non mi servivano a niente.

Tu non ti emozionavi mai, io sempre: per le parole di una canzone, per una musica triste, per un film da riguardare, per un paesaggio così bello da togliere il fiato. Io vittima di stupore e meraviglia, tu anestetizzato per precauzione.

imagesCA2LL3ZGTi dicevo che il tuo sorriso era speciale e non lo vedevo mai. Tu dicevi che il mio non era niente di che e ormai ti ci eri fin troppo abituato.

Ti ho dato tutto, anche quello che non mi apparteneva. Mi hai aspirato come una sigaretta, fino al filtro, fino a consumarmi interamente. E mi hai fumato come un fumatore stanco: senza piacere, senza gusto. Come un rito quotidiano, un modo per prendersi una pausa dal resto, un’abitudine perfino poco sana.

Avrei fatto qualunque cosa per renderti felice, ma non sono stata capace. Avrei voluto che tutto il mio amore bastasse a entrambi, ma era chiedere troppo.

Ero fumo e come tale mi sono dispersa. Tentare di imprigionarmi di nuovo, impossibile.

Hai guardato il mozzicone nella tua mano e ti sei chiesto dov’ero, come era possibile che fossi già finita: nel mentre, non te ne eri nemmeno accorto. Mi hai fumato distrattamente e troppo in fretta e di me non ti sono rimasti altro che pochi residui invisibili che, qualche volta, ti ricordano un sapore dimenticato, una dipendenza interrotta.

Hai preso il mozzicone e lo hai gettato nel portacenere, insieme agli altri. Non ero che l’ultima del pacchetto. Domani ne comprerai uno nuovo, promettendo a te stesso di fartelo durare un po’ di più. Il domani è sempre il giorno adatto per i buoni propositi: per tutte quelle cose che non si ha il coraggio di attuare nell’immediato e scivoloso presente.

Tu eri tutto e io il tuo esatto contrario. Avremmo dovuto combinarci, incastrarci, attirarci inevitabilmente. Invece siamo andati alla deriva, come strade senza sfondo, binari morti e linee parallele che, in quanto tali, non si incontrano mai. E se, per puro caso, dovessero incontrarsi di nuovo, allora è anche giusto che si separino e prendano le direzioni che gli competono.

Sono solitarie le linee parallele: hanno un cammino rettilineo e indipendente. Proseguono rigide e testarde nel loro tratto. Infinite le perpendicolari che possono tranciare il loro percorso.

Rita Barbieri

 

QUESTO RACCONTO VIENE QUI PUBBLICATO PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE. E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE IL PRESENTE RACCONTO IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

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