Saffo di Gianluca Paolisso (2011)

Saffo di Gianluca Paolisso

Albatros Editore, Roma, 2011

Recensione di Lorenzo Spurio

Quando il giovanissimo Gianluca Paolisso mi ha gentilmente inviato una copia del suo romanzo d’esordio, Saffo, con tanto di dedica che ho molto apprezzato, mi sono chiesto se sarei stato capace di recensire un’opera che nasce da un substrato di  mitologia greca e letteratura classica. Così ho snocciolato la lettura delle prime pagine con un grande dubbio, con la convinzione che non ne sarei stato all’altezza o che, forse, avrei finito per scrivere cose banali. Ringrazio Paolisso per avermi dato l’occasione di fare questa interessantissima lettura che ha stimolato in me il desiderio di approfondimento di alcuni elementi. 

E’ evidente il grande interesse e la pronunciata fascinazione dell’autore del libro verso la cultura classica ed è completamente originale l’idea di un romanzo di questo tipo. Le divisioni in capitoletti, a mio modo di vedere, sono molto utili e consentono di individuare vari nuclei tematici che dipartono tutti dalla figura centrale di Saffo a cui l’intero libro è ispirato. La poetessa di Lesbo, di cui abbiamo poche notizie biografiche attendibili, resta famosa per una serie di liriche d’amore e per alcuni frammenti il cui linguaggio condensato e analogico è altamente evocativo e affascinante. Di Saffo si tende però a sottolineare principalmente il suo amore lesbico che, proprio in virtù di una serie di liriche con questo tema, ha permesso di coniare il termine ‘saffico’ come sinonimo appunto di ‘omosessuale’. Analizzata solo sotto questa luce però si rischia di perdere irrimediabilmente la complessità dei temi e dei pensieri che la poetessa ci ha trasmesso, come lo stesso Paolisso ci fa capire nel suo testo. L’autore ci accompagna così in questo affascinante mondo greco dominato da una “repubblica di sole donne” che è però da intendere come narrazione romanzata e non come commento storico-critico. Così l’autore ci rende partecipi di un’assemblea del Tìaso, ossia una sorta di conferenza di sole donne nella quale la poetessa interroga le astanti sulla loro concezione dell’eros e poi, in virtù della sua condizione privilegiata di figlia di un Membro Anziano dell’Agorà e della sua dialettica, riesce a salvare una schiava che sta per essere massacrata.

Se Paolisso fa riferimento all’omosessualità di Saffo non lo fa in maniera denigratoria o moralistica, ma semplicemente per sottolineare una delle varie forme dell’amore. La bellezza dell’amore sta nell’amare, qualsiasi sia l’oggetto di questa azione. Così il messaggio è abbastanza esplicito ma, se teniamo in considerazione la società nella quale viviamo, nella pratica trova poca applicazione.

In questo universo di sole donne, di assemblee tutte femminili, ginecei, sentimenti d’uguaglianza, visioni anti-patriarcali, fuoriesce il pensiero femminista di Saffo, allora troppo rivoluzionario e fastidioso, che possiamo immaginare abbia anche qualche relazione con l’idea della donna dell’autore stesso del libro: «La donna è quanto di più bello Madre Natura abbia mai creato! Una perla circondata da inutili sassolini! La donna rappresenta la più alta manifestazione della bellezza primigenia!  Nessuna donna, di qualunque strato sociale, merita di essere punita o addirittura uccisa per aver amato!» (31).

Ma dell’antica Grecia Paolisso ricostruisce fedelmente l’atmosfera dominata dal destino imperscrutabile, già scritto e dal quale non ci si può salvare, spesso personificato dalle Moire, le tre dee della tessitura. Ma è l’interpretazione filosofica, quasi esistenzialista, che fuoriesce dal personaggio di Saffo uno degli aspetti più interessanti dell’intero libro, che pure le permette di disquisire sull’illusorietà del presente e sulla transitorietà del genere umano: «La cosa più difficile è sapersi accettare in tutta la caducità che caratterizza il nostro essere» (52). Un viaggio affascinante attraverso i pensieri, le ossessioni e l’amore di Saffo verso la donna e la libertà, quanto mai lungimirante nel pensiero femminista. Complimenti all’autore.

GIANLUCA PAOLISSO è nato a Formia (Latina) nel 1992, dove risiede. Frequenta l’ultimo anno del Liceo Classico “Vitruvio Pollone”.


LORENZO SPURIO

16 Luglio 2011


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