“Un dono dal cielo”
di Ariel & Robin
Piero Macchione Editore – 2011
Recensione a cura di Anna Maria Folchini-Stabile, poetessa e scrittrice
“ DUCUNT VOLENTEM FATA NOLENTEM TRAHUNT ”.
Questa è la frase finale che chiude il romanzo “Un dono dal cielo” che ha come autori i protagonisti della storia i quali, celandosi dietro nomi fittizi, si raccontano sviluppando l’idea che niente nella vita è dovuto al caso, ma Altri ne tira le fila, anche quando niente lo lascia supporre.
E qui inizia il mio commento a una storia che esalta l’idea che ogni essere umano ha un suo destino e può tentare di sfuggirvi, può perfino costruirsi un’esistenza adattandosi e facendo proprio ogni genere di condizionamento, ma alla fine, inspiegabilmente, il Destino rimescolerà le carte e tutto tornerà come avrebbe dovuto essere fin dall’inizio, con la pace riconquistata e il sollievo di poter pensare che la lunga battaglia è finita.
Due giovani si incontrano, si amano e sanno di essere ciascuno per l’altro la sempre agognata metà della mela, ma per motivi imprevisti si lasciano e percorrono strade di vita differenti.
Il racconto, a due voci in controcanto, descrive le difficoltà e i dolori che ognuno di loro è costretto a vivere, vicinissimi geograficamente e senza mai incontrarsi, per un tempo lunghissimo che li vede divisi, estranei, con professioni, famiglie e impegni propri affrontati con responsabilità e serietà.
Ma…
C’è un ma…
Nell’età della maturità, entrambi si trovano nuovamente a un bivio: rassegnarsi a una vita spenta e solitaria o ricercare e accettare l’altro creduto perduto per sempre?
“ FORTUNA AUDACES IUVAT “
Il Fato o il coraggio e la voglia di vivere guidano le scelte e aiutano i protagonisti a ricominciare il gioco della vita.
Che senso ha scrivere e leggere una storia come questa in un’epoca come la nostra, caratterizzata dal “carpe diem” egoistico e superficiale?
Me lo sono chiesto e non ho che una risposta: la vita è misteriosamente affascinante e ogni età ha la sua bellezza.
Per chi vive con onestà, serietà e con un poco di audacia, giusto quel tanto che serve a sentirsi protagonisti senza inutili rassegnazioni e rimpianti, ogni momento nasconde sorprese.
L’amore è il filo conduttore della storia narrata, il destino ( o la Provvidenza?) guida le scelte e suggerisce le azioni grazie alle quali il premio finale è la felicità.
E per chi, come me, crede che i sogni prima o poi si realizzano, questo racconto ne è la prova.
Anna Maria Folchini Stabile
Angera, 27 settembre 2012
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