“Nuovi autori contemporanei nr. 7” (Ediz. Pagine), recensione di Lorenzo Spurio

Collana racconti – Nuovi autori contemporanei nr. 7

Autori: AA.VV.

Editore: Pagine, Roma, 2003

 

Recensione di Lorenzo Spurio

 

imagesLa nuova antologia di racconti di autori contemporanei edita dall’editore romano Pagine è un ricco contributo al genere del racconto breve che, come si sa, in Italia non ha mai goduto di grande fama, sebbene non siano mancati nella storia della letteratura esponenti di spicco quali Calvino e Buzzati.

L’antologia non segue un filo tematico ed ogni racconto presenta un universo concettuale a sé, chiuso e definito e si apre con una bellissima immagine di copertina nella quale si staglia un lungo molo di cemento che si perde a vista d’occhio delimitato da una parte da una struttura blu e dall’altra che dà direttamente sul mare. L’immagine nel suo complesso trasmette un senso di apertura e di possibilità, di grandezza e di mistero del creato, sebbene l’ampia staccionata in legno blu inserisce nell’immagine un elemento di divisione che in parte occulta l’oltre.

Nell’opera sono presenti i racconti di Sara Allegrini, Aurelio Cellini, Maurizio Cervelli, Daniela Conti, Marina Frunzio, Susanna Polimanti, Gabriele Roncoli, Giulio Ruggieri, Marco S. Doria, Costantino Simonelli, Ciro Trani, Francesco Tuccio e Daniele Urro.

Leggendo i vari racconti qui contenuti ho trovato un tema dominante che, credo in maniera nolente, ne abbracci diversi. Il tema è quello della solitudine, declinata sotto varie manifestazioni. Si va, infatti, dal racconto iniziale “Violata” di Sara Allegrini in cui la protagonista, che agogna a una relazione amorosa seria e stabile, finisce per darsi piacere da sola e, nel finale, la porta a fare una constatazione nella quale non possiamo non cogliere una certa sofferenza della protagonista: “Le donne sono decisamente creature complesse, ma lei era forse una delle donne più complesse che esistevano. […] Invidiava la semplicità e la leggerezza di vivere degli altri” (p. 10). In “Il sig. Alzheimer” di Maurizio Cervelli si dà invece spazio al resoconto fatto da un figlio maturo desolato e sofferente per la situazione patologica del genitore che, affetto dal morbo di Alzheimer, perde giorno dopo giorno la memoria, la consapevolezza e finisce per comportarsi come un neonato. L’autore sottolinea come la diagnosi di tale patologia venga a significare una prima morte per il paziente: “Loro infatti muoiono due volte e, quindi, sono già morti. Di queste due morti, la prima è quella vera, la seconda è solo un cerchio che si chiude, senza lacrime” (p. 21).

Nel racconto di Susanna Polimanti, invece, che si intitola “Il mio amico Mosè”, la solitudine si ravvisa a livello di distanza sociale ed emarginazione del diverso: la nostra cultura e il pregiudizio sono corresponsabili del procedimento di etichettamento sociale che spesso svolgiamo senza neppure rendercene conto facendo, però, del male a qualcuno (si pensi ai casi di razzismo etnico e religioso, ai fenomeni di omofobia e quanto altro). Nella storia di Susanna Polimanti la protagonista è amica di quello che comunemente è il “diverso”, perché non ha la nostra lingua, religione o colore della pelle. La protagonista scopre in Mosé, un venditore ambulante dinanzi a un supermercato, una grande sensibilità e profondità d’animo che consentirà ai due di imbastire un rapporto di vera amicizia, affetto e vicinanza: “Attraverso gli occhi di Mosè osservo la parte migliore di questo grande paese […] nei suoi occhi percepisco la presenza di Dio e del suo grande amore per noi, per me” (p. 38).

La solitudine adolescenziale che si veste di incomunicabilità e di emarginazione dal gruppo è alla base del racconto “Storia di un amico” di Gabriele Roncoli dove il narratore parte dalla semplice constatazione che non ha avuto mai un fratello e crede di non averne mai sentita la mancanza, concludendo poi nell’explicit: “Io non avrò un fratello con il mio stesso sangue, ma sono sicuro che il nostro rapporto molti fratelli se lo possono solo sognare. Grazie Gaston” (p. 46).

La solitudine, infine, può diventare totalizzante e macchiare lo stato di coscienza dell’uomo portandolo all’acquisizione di comportamenti ossessivi e maniacali come avviene al protagonista di “Gioco a bigliardino da solo” di Costantino Simoncelli in cui il protagonista, depresso nella sua condizione di solitudine e isolamento, gioca con varie componenti della sua identità, finendo per giocare a bigliardino da solo.

La solitudine, dunque, è un male che può essere tanto privato, come in questo ultimo caso, quanto pubblico e sociale, come nella storia dedica all’emarginazione razziale. Ciò che è necessario sottolineare è che ciascun tipo di solitudine, se portata all’estremo e non controllata, può portare all’acquisizione di condotte pericolose, deviate e che possono anche diffondersi, come può essere la paura nei confronti dello straniero che nasce appunto dalla convinzione che ciò che non conosciamo è dannoso per noi e bisogna tenerlo a distanza.

Ovviamente questa lettura “tematica” di alcuni racconti presenti nell’antologia è una mia analisi personale e che nulla ha a che vedere con le reali intenzioni di chi ha promosso e curato il progetto antologico che, come detto all’inizio, non ha nessun tema comune alla base.

Lorenzo Spurio

-scrittore, critico letterario-

 Jesi, 13-08-2013

 

Collana racconti – Nuovi autori contemporanei nr. 7
Autori: AA.VV.
Editore: Pagine, Roma, 2003
Pagine: 94
ISBN: 978-88-6819-184-9
Costo: 23€
 
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