di Lorenzo Spurio
Può risultare inquietante una manomissione così robusta della figura del Battista, ma se la guardiamo più da vicino non è proprio così. Direi che Lombardi produce uno sforzo di attualizzazione esasperato della vicenda del Battista da renderla certamente originale, stravagante e, per la gran massa, inquietante, fuorviante e decisamente fuori posto. La storia di questo moderno Battista, di questo profeta e testimone scomodo è quanto mai inusuale: per amore, troppo amore, compie in pubblico atti omosessuali, vive una vita sbandata, raccoglie poche adepti borderline come lui. Il suo tentativo di confessione con l’incerto e stupefatto don Luca della Cipria (da notare la cipria intesa come mascheramento di fronte al denudamento della confessione) non arriva a una fine, che invece parrebbe (uso il condizionale) definirsi con la morte. Ma anche questa è un’apparenza, perché dopo l’ipotetica morte sfrangiata in un lago di sangue si presenta la voce fuori campo del Battista in un’ultima drammatica appassionatissima confessione, questa volta sì, più completa ed esauriente.
La Spogliazione è senz’altro il titolo giusto per un’opera in bilico fra teatro e poesia, in un’opera in cui la confessione, la messa a nudo si riferisce, prima, agli aspetti esteriori della mostra vita, nelle sue relazioni interpersonali, nel suo tentativo di smascheramento delle convenzioni comuni, nel suo mettere in dubbio tutte le mancanze di amore di cui l’umanità è comunque colpevole, specie nel giudizio e nella condanna. E, dopo, la Spogliazione diventa messa nudo di noi stessi, in una visione in cui il Battista va alla fine a somigliare di più a un Cristo sulla croce nel suo eterno darsi, nella assoluta gratuità del proprio donarsi.
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