Alcune poesie di Ninnj Di Stefano Busà

Dalla raccolta “Canti di voliera”
 
 
                     
Mutare in pietra refrattaria
anche il minimo dubbio.
La gravità si riformula da sé, elemento
della nostra storia: scorza lucida
che irride al dolore scomposto
di giorni anch’essi lucidi.
Si diffonde a tappeto come la rugiada
ogni provocazione; 
l’alter ego si mostra pieno di passione,
lama tagliente nelle ossa.
 
                                                   
Un fragile fiore appaga lo stupore dell’alba,
quando si accende l’oro dai suoi monti.
Si chiude nella solitudine unanime che grida
l’anima adolescente.
 
 
*****
 
 
 
Abitiamo l’addio,
nota che si perde da un flauto stonato.
Solo passioni, carne e sangue,
per sortita di nascita che negò la vita felice.
Dal fondiglio opaco, creature indivise,
acceleriamo l’acerba sostanza che muove gli eventi:
 – il principio e la fine – perfetta
la scienza dell’imperfezione..
 
 
 
**** 
 
 
 
Nudi al cospetto del principio cosmico,
che culmina d’un tratto col silenzio.
Fragili e lontani come una stella morente,
di fronte
alla meraviglia di una memoria
che si apre a raggiera.
 
Effluvi dimenticati,
quasi che la ragione fosse
al culmine della sua distanza,
o riflettesse l’oltre da un orizzonte insondabile,
che ci fa rinascere creature alari.
                                                   Sulla cangiante illusione
riposa l’acqua dolce della fonte.
 
 
 
****
 
 
 Un sole antico si specchiò nei tuoi occhi,
Altro tempo, altra la parola
e l’amore a filo d’oro fu corda tesa,
accesa tenerezza che vi fiorì dall’orma 
dei pensieri e volteggiò flautante,
                                          tra pietra e riso.
L’anima ne trascrisse la fiaba che l’attraversò.
 
 
 
****
 
 
 
Oh come scioglie il ritmo d’onda,
come stringe al paesaggio la musica
del vento, come poggia la guancia
al primo tumulto di mare che vi dilaga
questo senso di fioritura tardiva.
E si accende, ad un’eternità senza pietà
fatta di lutti, stracolma di rondini
e di dolore.
 
 
 
****
 
 
 
Giorni accesi all’ultima passione,
ultrasuoni di stelle cadenti,
vene di terra in creature umane.
Eredi del più grande caos,
che vanificò la sua umile carne.
Siamo quel che appariamo, null’altro:
più della pietra aderiamo alla terra
senza striature azzurre.
Sete del miele e del pane,
inconsapevole sussulto del sangue.
 
 
 
****
 
 
 
Prensile come una rosa di maggio,
polvere cosmica, senza ragione d’ombre,
nuvola che sfida gli aquiloni,
radice che grida il suo strazio,
al mutare degli anni.
Misurammo la verità del sangue,
la bellezza smemorata della sua ombra
lucida e mortale.
 
 
**** 
 
La fiamma resiste all’unica memoria,
come un altare senza ceri né acquasantiere:
foglia che si stacca dal ramo per vorticare
sulla terra battuta.
Ama l’inquieto delle tue catene, oh vita,
il risibile cristallo delle sue illusioni,
il canto innamorato stretto in petto
che colma di fluidi  primitivi,
di autunnali azzurri immacolati.
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