Ricordando la filosofia di G. Gentile: alcune riflessioni e brevi appunti di Stefano Bardi

Vorrei parlare oggi dell’illustre Giovanni Gentile (Castelvetrano, 29 maggio 1875 – Firenze, 15 aprile 1944), ai giorni nostri per lo più dimenticato, ancora disprezzato. Perché questo astio e oscuramento nei confronti della sua persona? Per la sua adesione convinta al Partito Nazionale Fascista, al punto tale da diventare uno dei maggiori teorici.

Per Giovanni Gentile tutte le ombre della tradizione e della conoscenza umana, possono risedere solo nell’intelletto. Lui credeva nei legami somiglianza-uguaglianza e pratica-teoria. La sua filosofia è stata definita come “Filosofia dell’Attualismo” o dell’Atto Puro. Un intelletto che fu da lui concepito come il reale, immagine dell’intera verità. Filosofia come Teologia. Una filosofia che si basava sulla personalizzazione delle vicende esistenziali e sull’interiorità spirituale in cui quest’ultima era vista come verità delle cose.

Francobollo_Giovanni_GentileFra tutti i meriti filosofici che ebbe, quelli più importanti sono legati ai concetti di anima e intelletto, dove con il primo termine s’intende l’azione pratica e con il secondo s’intende l’azione nell’azione. Per Gentile l’anima era l’assenza totale e più precisamente l’essenza irriproducibile e interminabile nella sua personalizzazione totale: era concepita come Uno, con uguale senso sia nel campo psichico sia in quello gnoseologico, sia in quello religioso. L’anima non è qualcosa che è stata creata in modo definitivo, bensì qualcosa che deve ancora realizzarsi. Solo essa può crearsi, attraverso la comprensione di sé e del suo campo d’azione. Il Gentile intese l’atto puro come il processo per realizzare un’idea, sempre considerando l’obiettività irreale (negazione) e l’obiettività materiale (attuazione). A sommi capi si può concludere, secondo la sua visione, che l’idea è una privata deformazione e una mutazione, ovvero è un non essere e allo stesso tempo un esistere, che si ripiega su sé medesimo oscurandosi come essere.

Un punto fondamentale della sua filosofia era quello della religione, la quale si basava sulla logica Uomo-Dio in cui uno dei sue soggetti può esistere esclusivamente in presenza e con la cooperazione dell’altro. Secondo lui la religione è la Chiesa. Una religione che parla attraverso termini chiave come “Dio”, “incarnato” e “divino”, “Dio che crea l’Uomo”, “Cristo”, “assoluzione” e “autonomia”, etc. Gentile riconosce un Dio che è indescrivibile e inintelligibile allo stesso tempo. La Fede non è solo la fede di Dio, ma è la fede di Dio, poiché è anche la Fede dell’uomo. Secondo il Nostro gli uomini erano concepiti come fratelli che avevano fatto un compromesso fra di loro.

A mio giudizio è possibile individuare tre momenti della filosofia gentiliana che, per necessità di sintesi, cercherò di racchiudere nei paragrafi che seguono:

1) Attimo Soggettivo o dell’Arte: l’Arte è intesa come la singolarità subitanea dell’anima, l’attimo fondamentale dell’esistenza religiosa e come l’universo dell’irreale. L’Arte è la figlia della Filosofia. Per Giovanni Gentile conoscere e apprendere, vuol dire digerire l’opera e personificarla, con le sue membra e i suoi pensieri. Arte come attimo della soggettività anacronistica che, se si realizza nell’intelletto, può diventare una locuzione e anima come verginea, personale e impronunciabile soggettività dell’essere umano. Anche il processo produttivo per il Gentile era qualcosa di astratto e più precisamente era una parte attiva del pensiero. L’Arte è intesa come un’autocoscienza che si ciba con le sue stesse membra creando così, un suo mondo personale. L’Arte è la contemplazione della pura obiettività, dell’ideologia irreale dall’antitesi e del soggetto irreale dall’oggetto.

2) Attimo Oggettivo o della Fede: la Religione intesa come presentazione dell’Io nel non-Io, come negazione della propria soggettività e come contemplazione della materialità che è un insieme composto dalle ideologie sapienti. La religione è vista dal filosofo siciliano come misticismo, ovvero come un oscuramento dell’essere umano nella materialità e di conseguenza l’essere di Dio è il non esistere come soggetto. In questa concezione rientra anche Dio, che è visto dal filosofo siciliano come una cosa materiale del nostro spirito. Vita come eteroclisi e Sapienza come resurrezione.

3) Attimo Sommario o della Filosofia: il filosofo è colui che illustra, organizza e unisce le energie astrali presenti nella nostra mente. La Filosofia è concepita dal Gentile come lo scheletro dell’identità dell’Universo e come unica, vera e inimitabile istruzione pedagogica. Il suo principale scopo è quello di dare una logica alle profonde e oceaniche volontà dell’esistenza cosmico-umana.

STEFANO BARDI

                

 

Bibliografia di Riferimento:

  1. Chiocchetti, La Filosofia di Giovanni Gentile, Milano, Vita e Pensiero, 1925.
  2. Spirito, Giovanni Gentile, Firenze, Sansoni, 1969.
  3. Badaloni – C. Muscetta, Labriola, Croce, Gentile, Roma-Bari, Laterza, 1977.
  4. Lo Schiavo, Introduzione a Gentile, Roma-Bari, Laterza, 1997.
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