“Consigli a un giovane ribelle” di Christopher Hitchens, recensione di Lorenzo Spurio

Consigli a un giovane ribelle
di Christopher Hitchens
Einaudi, Torino, 2008
ISBN: 978-88-06-19298-7
Numero di pagine: 116
Costo: 12€
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

In ogni epoca ci sono persone che in qualche modo si tengono fuori. E non si esagera dicendo che l’umanità è molto in debito con queste persone, che si sia disposti o meno a riconoscere il debito (in ogni caso, non aspettarti di essere ringraziato. La vita di chi è contro, a quanto pare è difficile) (pp. 4-5).

 

sChristopher Hitchens, scrittore, giornalista e saggista di origini inglesi, è considerato uno dei maggiori opinionisti del giornalismo liberal americano. Nacque nel 1949 a Portsmouth in Inghilterra, paese nel quale esordì con i primi scritti attorno al “gruppo letterario” londinese creato con gli amici e colleghi Martin Amis e Ian McEwan. Resta celebre per le sue pungenti critiche e per le aspre polemiche nei confronti di personaggi del calibro di Madre Teresa, Lady Diana, Bill Clinton, solo per citarne alcuni. Dal temperamento irruento e dalla critica mista a satira estremamente spietata, Hitchens si è aggiudicato negli anni ’90 un posto all’interno della letteratura contemporanea come uno degli scrittori più controversi e contestati. Si ricordi, inoltre, la sua ferma difesa nei confronti dell’amico Salman Rushdie che, nel 1989, alla pubblicazione dei Versetti satanici, venne praticamente minacciato di morte dalla comunità islamica fondamentalista che proclamò contro di lui una fatwa per la ritenuta blasfemia del suo libro.

Provocatore, ribelle, contestatore, intellettuale arrabbiato, scrittore critico e meticoloso. Un uomo che, per dirla in altre parole, se non fosse nato nel nostro secolo di sicuro avrebbe fatto una brutta fine. Perché quando si dissente su qualcosa –di qualsiasi cosa si tratti- il popolo è pronto a darti contro. E’ ovvio, poi, che più si attaccano dei personaggi alti, celebri o addirittura “mitizzati”, più è difficile non perdere i sostenitori della prima ora. Ma Hitchens non è uno spavaldo provocatore. E’ una mente ribelle, è vero, che, però, si è sempre battuto in ciò in cui credeva, fino alla sua morte avvenuta prematuramente nel 2011.

In Italia non mi risultano che a tutt’oggi siano stati portati avanti studi su di lui, un autore che, più che scrittore, può essere considerato un giornalista, per la sua pervasiva attenzione nei confronti di una serie di realtà sociali di rilevante importanza: la guerra, la religione cattolica e quella islamica, il fondamentalismo, la politica americana e tanto altro.  Due le opere ritenute più grandi: Consigli a un giovane ribelle e Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa, in Italia tradotti e pubblicati entrambi da Einaudi.

Già dai titoli delle opere citate ci si rende conto che Hitchens sfugge a quella che è la tradizione letteraria, quasi sfidandola. Consigli a un giovane ribelle, pubblicato in America nel 2001, è una raccolta di lettere che l’autore scrive e finge di inviare a un ipotetico ragazzo. In realtà sono dirette a tutti i ragazzi e, dunque, a una intera generazione. Con queste lettere l’autore cerca di aiutare il giovane spaesato in questa nostra attualità a farsi strada partendo dal presupposto che è imprescindibile farsi valere, esporre il proprio io, anche se questo può a volte portare a situazioni scomode o addirittura perseguibili. Le lettere utilizzano un linguaggio semplice e facilmente fruibile e l’autore inserisce qua e la riferimenti ad autori e testi da lui letti con particolare attenzione, primo fra tutti il rimando al J’accuse di Emile Zola.

Si parla di conformismo, tacito consenso, populismo e facile convincimento e, al contrario, di atteggiamenti ribelli, scontrosi, autonomisti, dissidenti: «Il nobile appellativo di “dissidente” deve essere guadagnato piuttosto che proclamato; esso connota sacrificio e rischio, e non semplicemente disaccordo, ed è stato consacrato da tanti uomini e donne esemplari e coraggiosi. “Radicale” è un termine utile e onorevole –sotto molti profili è il mio preferito-  ma bisogna avvalersene con mille precauzioni di cui ti parlerò in un’altra lettera. Le espressioni che restano – “cane sciolto”, “mina vagante”, “ribelle”, “giovane arrabbiato”, “rompiscatole” –hanno tutte qualcosa di affettuoso e di riduttivo, e forse per questo suonano un po’ condiscendenti. Se ne potrebbe dedurre che la società, come una famiglia benevola, tollera e addirittura ammira l’eccentricità» (p.3).

gty_christopher_hitchens_nt_111026_wgIl tutto viene fatto portando ad esempio degli episodi realmente accaduti dall’autore nei quali fa numerosi riferimenti alla storia, alla politica e alla letteratura (non quella di impostazione classica ossia che “tutti dovrebbero conoscere”, ma alle sue letture di genere). Si parla di individuo e di alterità, della personalità e della società sottolineando come spesso possano sorgere disparità di visioni, incongruenze e veri e propri conflitti i cui prodotti finali non sono che la supremazia di un’idea sugli altri (dittatura, totalitarismi, censura) e, dall’altra la marginalizzazione e prevaricazione: «Spesso il “battesimo” di un futuro dissenziente avviene in maniera imprevista, in virtù di una resistenza spontanea a un episodio di fanatismo o di prepotenza, o come sfida a qualche idiozia psicologica» (p. 11).

Questo libro, che pure è stato considerato come un manifesto al ribellismo, è un pacato proclama del rispetto delle idee altrui, un carteggio piacevole che fa riflettere e che ci chiama a giudicare noi stessi, gli altri e il mondo. Hitchens rianima il nostro orgoglio e fa assopire la nostra disistima. A termine della lettura, il giovane sarà più conscio del suo posto nel mondo.

Ascoltare gli altri, sì, ma non dimenticare mai l’importanza di dover essere ascoltati.

 

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 19-01-2013

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO DI STRALCI O INTEGRALMENTE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

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