“Orchidea”, racconto di Rita Barbieri

ORCHIDEA

Racconto di RITA BARBIERI

“Quel tatuaggio era per gli assenti, i fuggitivi, i lontani, gli indecisi.”

tattoo-parlor1Il giorno in cui decisi di tatuarmi un’orchidea pioveva forte. Grossi lacrimoni densi  si sbattevano sull’asfalto del marciapiede formando pozze acquitrinose nelle crepe.

Mi strinsi ancora di più nel mio impermeabile beige e attraversai la strada correndo sotto la pioggia battente. Avevo preso l’appuntamento per telefono e la persona che mi aveva risposto era un uomo dalla voce arrochita dal fumo. Non mi aspettavo niente di diverso.

Lo studio dove entrai era un buco buio, seminascosto in uno scantinato. Sentivo provenire un sottofondo di musica rock. Aveva lo stesso ritmo che, in quel momento, mi batteva dentro.

Non tirai neanche il fiato prima di aprire la porta: non volevo fermare nemmeno per un attimo il carico di adrenalina che mi scorreva, misto al sangue, nelle vene.

Lui alzò gli occhi e mi guardò fissa:

-Bianca?-

-Si-

Ovviamente non si aspettava una come me nel suo studio.

-Sei sicura?-

-Sicurissima.- dissi, estraendo dalla borsetta il disegno concordato e una busta che, in modo discreto, conteneva il suo compenso. Questo sembrò convincerlo.

-Accomodati  e togliti la giacca-

Mi girai e, lentamente, cominciai a togliermi l’impermeabile umido di pioggia. Non sapevo dove appoggiarlo per cui indugiai un po’ dandogli le spalle. Mi sentivo osservata. Indossavo un abito semplice, lineare, di maglia nera che assecondava i movimenti del corpo. Era uno dei miei preferiti e lo avevo scelto apposta.

-Appoggialo pure qui- disse lui alla fine. Mi girai e questa volta fui io a osservarlo. Era alto e grosso. Aveva braccia forti e muscolose, interamente ricoperte di tatuaggi variopinti che formavano reticoli e labirinti. Non li guardai nemmeno per un momento ma mi concentrai sui suoi occhi. Erano grandi e scuri e, in quel momento, rivelavano curiosità.

-Puoi sederti.-

Lo feci e tirai su la manica del vestito. Osservai per l’ultima volta il mio polso così com’era e poi chiusi gli occhi.

Quando avevo deciso di tatuarmi, non avevo nemmeno dubitato per un secondo su dove farlo. Il polso sinistro, nel punto dove si sente il cuore. Quando gli avevo parlato per la prima volta, lui aveva precisato:

-Farà un po’ male, lo sai vero?-

-Non importa. È anche per questo che voglio farlo-

Il tatuatore mi prese il polso e lo studiò:

-Forse sentirai male, come ti avevo detto è un punto delicato..i tendini e i nervi sono in evidenza…-

-Non importa. Lì va bene-

Nel momento in cui l’ago mi entrò nella pelle piansi. Il tatuatore mi chiese se dovesse fermarsi, se sentissi troppo dolore e io, per tutta risposta, scossi la testa e mi morsi le labbra con forza. Non potevo spiegare che il dolore che sentivo non aveva niente di fisico.

Lui sembrò capire e andò avanti. In silenzio, continuavo a piangere. Era più facile farlo lì in uno studio buio, davanti a uno sconosciuto che pagavo per procurarmi un piccolo dolore e una cicatrice inchiostrata che sarebbe durata per sempre. Era più semplice mostrarmi fragile e debole davanti a qualcuno che non conoscevo e che non avrei più rivisto. Probabilmente pensava fossi pazza ma non me ne importava. Ogni puntura toccava nodi e gorghi sepolti dentro di me e li portava a galla, esplosi in lacrime pulite e liberatorie. Non mi ero truccata quel giorno, sapevo che non avrebbe avuto senso.

Non so esattamente quanto fosse durata l’operazione, so solo che a un certo punto il tatuatore mi disse “Fatto!”  e mi portò il braccio vicino agli occhi perché osservassi il risultato.

Eccolo lì, il mio piccolo bocciolo d’orchidea. Sembrava osservarmi. Era fragile e delicato, come avevo chiesto.

 –Ti piace? Va bene?-

-Si. Benissimo. È quello che volevo-

Lui allora lo coprì con una garza sterile e cominciò a farmi raccomandazioni. Io non lo ascoltavo. Continuavo a pensare che adesso finalmente avrei avuto su di me qualcosa che sarebbe durato per sempre. Che non se ne sarebbe andato via al primo lavaggio, che non avrebbe subito gli attacchi corrosivi del tempo, qualcosa che mi avrebbe fatto compagnia per sempre. Finalmente qualcosa di fisso e incancellabile. Qualcosa che non sarebbe scivolato via facilmente,che non avrei potuto perdere, smarrire, dimenticare e non trovare mai più. Avevo fatto quel tatuaggio per ricordare tutte le assenze della mia vita che, ormai, come quel tatuaggio, mi appartenevano e mi segnavano. Facevano parte di me e me le vedevo davanti tutte le volte che mi guardavo dentro.

Quel tatuaggio era per gli assenti, i fuggitivi, i lontani, gli indecisi.

Era per coloro che erano durati quanto il tempo di una bellissima orchidea in un vaso: troppo poco.

Fuori la pioggia batteva ancora furente. Non mi importava. Infilai un paio di grandi occhiali scuri per nascondere i segni del pianto e mi infilai l’impermeabile ancora umido. Il tatuatore mi guardava pensieroso, sembrava chiedermi se stessi bene.

Mi aggiustai perbene gli occhiali  e gli sorrisi. Lo ringraziai. Presi l’ombrello e uscii: avevo una lunga giornata davanti.

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Blog di Letteratura e Cultura

Lorenzo Spurio è nato a Jesi (AN) nel 1985. Si è laureato in Lingue e Letterature Moderne all’Università degli Studi di Perugia con una tesi sull’autore britannico Ian McEwan. Per la poesia ha pubblicato le sillogi Neoplasie civili (Agemina, Firenze, 2014), Le acque depresse (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016) e Tra gli aranci e la menta. Recitativo dell’assenza per Federico Garcia Lorca (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016) ad ottanta anni dall’assassinio del poeta granadino. Ha curato varie antologie poetiche tra cui Borghi, città e periferie: l’antologia del dinamismo urbano (Agemina, Firenze, 2015), Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016), Non uccidere. Caino e Abele dei nostri giorni (2017) e Adriatico: emozioni tra parole d’onde e sentimenti (Ass. Euterpe, Jesi, 2017). Numerose le sue poesie pubblicate in riviste, siti specializzati ed opere antologiche. Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti: Ritorno ad Ancona e altre storie (Lettere Animate, Martina Franca, 2012), La cucina arancione (TraccePerLaMeta, Sesto Calende, 2013) e L’opossum nell’armadio (PoetiKante, Sesto Fiorentino, 2015). 12072660_10207671469768160_3182675494180130792_nQuale critico letterario si è occupato prevalentemente di narrativa straniera; ha pubblicato: Jane Eyre, una rilettura contemporanea (Lulu, 2011), La metafora del giardino in letteratura (Faligi, Aosta, 2011), Flyte & Tallis: Una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese: Espiazione di Ian McEwan e Ritorno a Brideshead di Evelyn Waugh (Photocity, Pozzuoli, 2012), Ian McEwan: sesso e perversione (Photocity, Pozzuoli, 2014), Il sangue, no. L’aporia della vita in ‘La ballata di Adam Henry’ di Ian McEwan (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2015). Vari saggi letterari e suoi contributi sono presenti in collettanee, volumi antologici ed edizioni critiche, oltre a un cospicuo numero di prefazioni e note critiche ad autori contemporanei. Nel volume La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggi (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2015) ha raccolto una serie di interviste fatte negli anni 2012-2015 ad esponenti di spicco della poesia italiana contemporanea mentre in Scritti marchigiani. Diapositive e istantanee letterarie (Le Mezzelane, Santa Maria Nuova, 2017) una raccolta di saggi, recensioni e note di approfondimento su autori della sua Regione. Nel 2011 ha fondato la rivista online di letteratura «Euterpe», aperiodico tematico di letteratura online. È Presidente della Associazione Culturale Euterpe, Fondatore e Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” e Presidente di Giuria in vari premi letterari (“Città di Chieti”; “Città di Porto Recanati”; “Poesia senza confine”, etc.). Numerosi i premi e i riconoscimenti letterari ottenuti tra cui il 1° Premio al Concorso Letterario “Città di Ancona” (2016), il 1° Premio al Premio Letterario “Città di Latina” (2016), il 1° Premio al Premio Internazionale di Poesia “Antonia Pozzi” (2016) , il 2° Premio al Premio Letterario “Bari, Città Aperta” (2016), il 1° Premio al Concorso Letterario “Patrizia Brunetti” di Senigallia (2016),… Sulla sua produzione hanno scritto Dante Maffia, Giorgio Bàrberi Squarotti, Corrado Calabrò, Ugo Piscopo, Sandro Gros-Pietro, Antonio Spagnuolo, Umberto Vicaretti e altri.

One thought on ““Orchidea”, racconto di Rita Barbieri”

  1. Mi piace come ha fatto le descrizioni
    si sente addirittura quasi una sorta di inquietudine interiore della protagonista, che a me piace…e mi ci rivedo.
    Poi la descrizione del dolore durante il tattoo:
    piangi
    ma rimane la voglia di avere marchiata la pelle per segnarsi.
    mi ci rivedo troppo.

    Mi piace

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