“Il tatto estremo dell’esistere”: Martina Luce Piermarini presenta Enrica Loggi. Venerdì 10 novembre a Macerata l’appuntamento con la poesia

Venerdì 10 novembre 2017 alle ore 17 presso la prestigiosa Sala Castiglioni della Biblioteca Comunale “Mozzi-Borgetti” di Macerata si terrà un incontro con la poetessa Martina Luce Piermarini. L’apertura dell’evento sarà gestita dallo scrittore Massimo Consorti, Direttore della rivista di letteratura contemporanea “UT” a cui seguirà anche la partecipazione del poeta e critico letterario maceratese Guido Garufi. L’iniziativa culturale vedrà anche gli interventi musicali di Costanza Marchiani (flauto) e grafici di Roberto Tamburrini (foto).

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La poetessa Enrica Loggi

La poetessa sambenedettese Enrica Loggi (co-redattrice della rivista “UT”) sarà ospite della città di Macerata, invitata e presentata dalla Piermarini in occasione della sua ultima pubblicazione poesienrica loggi edito nella collana “I quaderni di Ut”. La poetessa Loggi è nata a Monsampolo del Tronto (AP) nel 1948, vive a San Benedetto del Tronto. Per la poesia ha pubblicato Vasto era il mare (1993), Il seme della pioggia (1995), Di acque e segni labili (2000), Musica leggera (2000), Il talento dei giorni (2002), A una rima di vento (2012). Presente in varie antologie di poeti delle Marche tra cui La poesia delle Marche. Il Novecento (1998, a cura di Guido Garufi), Femminile plurale (2014, a cura di Cristina Babino) e Convivio in versi (2016, a cura di Lorenzo Spurio). L’incontro, ricco di letture, sarà incentrato sul percorso poetico dell’autrice e sulla poesia vissuta come slancio inesauribile ed estremo di una scrittura che vuole essere non tanto pura ricerca estetica quanto piuttosto fonte di riscatto, testimonianza.

Sul limitare di quell’abisso, di quello sgomento sempre più asfissiante e infecondo che è l’esistere
la poesia ancora oggi ha la capacità di farsi Canto, messaggio all’umanità.  Sarà un incontro in cui un poeta chiede all’altro il senso di un linguaggio che da ferita (fisica, collettiva) si è fatta dono, destinazione, viaggio. Il lavoro poetico di Enrica Loggi è questo venire a patti con l’implacabile specchio dell’essere, per condurci, attraverso il risvolto magico della “Cura” della bellezza, dentro quel giardino perduto che dà nuova significazione alla parola come alla vita.

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La poetessa Martina Luce Piermarini

L’organizzatrice dell’evento, Martina Luce Piermarini, è nata a Macerata, dove vive e lavora. Ha fatto studi classici e filosofici, frequentato il Master in Tecniche della Narrazione a Torino dove ha lavorato con artisti come Alessandro Baricco, Gabriele Vacis, Sonia Antinori, Sandro Veronesi, Carlo Lucarelli ottenendo la menzione d’onore per prova finale. Specializzata in drammaturgia ha tenuto laboratori di scrittura creativa in diverse scuole medie inferiori e superiori della provincia. Ha tenuto laboratori teatrali, fondando il primo laboratorio di teatro spirituale con sede a Macerata, scritto opere teatrali: Interno Camera (Premio Calvin Klein, Piccolo Teatro di Milano) e Luci nel Pozzo, quest’ultima rappresentata dagli attori della “Paolo Grassi” e dal noto regista Stefano Alleva. Nel 2014 ha pubblicato la silloge poetica Interferenze alla Luce. Collabora assiduamente con la rivista d’arte e letteratura “UT”; nel 2016 ha ricevuto il premio di poesia “Caffè delle Arti” a Roma ed è presente in diverse antologie di poesia contemporanea.

Sul suo libro di poesia il critico Alessandro Moscè così ha scritto: “Martina Piermarini adotta un modello allucinatorio, travasa la realtà e la ricolloca in uno spazio interiore, in uno scenario apocalittico da dove addolcire la furia della “donna uccello”, fino alla salvezza con l’uscita dalla trincea del male […] Il verso, spesso spezzettato, ha un ritmo libero, si affranca, volutamente, da una descrizione fotografica per approdare al di là della superficie terrestre, in una migrazione che ricorda vagamente la materia incandescente di Amelia Rosselli. […] Si avverte l’influenza di Antonia Pozzi, quel franare di passi e quell’attesa di un’aurora propri della poetessa milanese nel pulsare del suo sangue, di colei che inquadra oscure voragini, laghi dorati, parti di carne umana. Oppure Sibilla Aleramo nel suo diritto alla felicità e nel suo incantesimo amoroso, o la stessa Sylvia Plath “che rinveniva dalle ceneri”.

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