“Ci basterà il mare” di Maria Luisa Mazzarini, recensione di Lorenzo Spurio

Maria Luisa Mazzarini, Ci basterà il mare, EEE, Moncalieri, 2016.

Recensione di Lorenzo Spurio

Ancora una volta la poetessa pescarese Maria Luisa Mazzarini ci consegna un prezioso libro sulla natura. Non una mera elencazione di spazi, più o meno vagheggiati o vissuti, ma una continua altalena di simbiosi panteistiche, richiami evocativi a uno spazio illibato, canti di riconoscenza al creato. Continua, cioè, con questa nuova silloge dal titolo Ci basterà il mare un percorso che ha intrapreso da anni e che ho seguito con piacere e vivo interesse nel corso delle varie pubblicazioni che ne sono fuoriuscite.

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La silloge poetica Ci basterà il mare (2016) della poetessa abruzzese Maria Luisa Mazzarini 

Il titolo del nuovo lavoro sembra avere la forma di un’attestazione di modestia ma, in realtà, viene proposto in maniera così diametralmente concentrica ad intendere tutt’altro. Quasi a dire, “ci basterà l’infinito”. Una sorta di venatura ossimorica presiede, dunque, a questo volume dove la Nostra ci fa respirare i palpiti della natura, percepire l’arrossamento dei petali nonché sentire il calore di un raggio che lambisce l’ambiente. La componente floreale, dalla Nostra richiamata con puntualità, con attenzione nei confronti delle varie specie è una costante che arricchisce questo tragitto sognante in uno spazio dove il rigoglio, il calore e la spontaneità dominano.

La natura è a sua volta sfumatura di un rimando costante al tema amoroso che è anticipato da un frammento di Saffo nel quale si richiama l’atemporalità e l’aspazialità del sentimento umano.

Come già sottolineato in una precedente recensione risulta a suo modo estremamente importante anche l’aspetto visivo della poesia, vale a dire come il testo steso sulla carta si presenta: i versi sono intercalati spesso da spazi più ampi di una semplice “a capo” quasi da voler intendere una lettura lenta e suadente, termini in maiuscolo o in corsivo impiegano queste forme grafiche per evidenziare d’istinto quelle che sono le parole chiave della poesia o comunque i fili conduttori di un pensiero che ci viene fornito. Il verso si spezza non solo con il tipico “a capo” ma anche in dimensione orizzontale, vale a dire i versi sembrano ondeggiare su più piani, fornire una composizione intrecciata, creando degli interstizi comunicanti di significato, di reversibilità di contenuti. C’è in questa singolare stesura di materiale poetico sulla pagina quasi un invito che viene fatto al lettore: quello di cogliere i collegamenti più stretti e nevralgici, di individuare un nesso di continuità con elementi fisicamente distanti per tracciare una mappa concettuale unica e da essa trarne in termini di sintesi il messaggio o l’intento comunicativo dell’autrice.

L’opera è composta da varie sottosezioni come quella intitolata “Ci basterà il mare” che fornisce il titolo all’intera raccolta. Nella poesia capostipite di questa sezione come non stupirsi dinanzi al delfino rosa, in un’immagine di vertigine ludica e di compresenza empatica in un gioco d’acqua sofisticato e al contempo coinvolgente. Nella stessa sezione troviamo una lirica dedicata al maledetto Baudelaire nella quale la Nostra riflette sulla figura del cosiddetto poeta capace di librarsi dalla materialità asettica e privativa di creazione.

La fenomenologia dell’universo equoreo ritorna con palesi esempi in varie liriche della raccolta (“acqua/ che scorre liquida/ tra radici d’alberi/ e meduse trasparenti”), quale spazio galleggiante carico di fascino e dove accadono cose incantate, distanti dal margine indistinto della terra da dove guardiano e, spesso, ci fermiamo a riflettere in un ritornello costante di rapporto con la divinità dell’acqua: “Il tempo/ di toccare la riva/ con un dito/ e l’acqua si ritrae”.

Il lettore prova un leggero capogiro nel continuare nella lettura che gli è dato dallo stordimento che prova per gli effluvi carichi di aromi, per le tipicità olfattive di una flora ridente e assai generosa: agave, lavanda e mirto ed il “profumo sottile/ delle tamerici” che sembra amplificarsi. Arbusti e realtà vegetale che non solo decorano la realtà emozionale della nostra, ma la dettano e la motivano.

Della natura la Nostra ci descrive l’amore e lo stupore, l’attaccamento e l’insopprimibile esigenza, ci fa conoscere l’alfabeto dell’acqua e ci indottrina sulle rune della terra, omaggiandoci con versi carichi di luci e bagliori che evidenziano una grande resa descrittiva delle percezioni vissute ed elaborate. Ogni luogo s’identifica grazie ai suoi specifici abitanti vegetali e i suoi profumi, tanto da connaturarlo come uno spazio preciso, dagli echi mitici e dai sentori nei quali è possibile ravvisare anche un insegnamento provvidenziale nonché un messaggio profetico. In questo testamento spirituale che contiene la lode meravigliata verso il Creato, la Nostra si sente sicura e protetta perché, per mezzo di una scheggia di memoria, è capace di ritrovare sé stessa e scrivere, al presente, la sua storia d’amore: “Io sono tornata/ a piedi nudi sulla riva/ e Tu eri già lì,/ dov’è/ la nostra spiaggia”.

Lorenzo Spurio

Jesi, 20-01-2017

 

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Blog di Letteratura e Cultura

Lorenzo Spurio è nato a Jesi (AN) nel 1985. Si è laureato in Lingue e Letterature Moderne all’Università degli Studi di Perugia con una tesi sull’autore britannico Ian McEwan. Per la poesia ha pubblicato le sillogi Neoplasie civili (Agemina, Firenze, 2014), Le acque depresse (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016) e Tra gli aranci e la menta. Recitativo dell’assenza per Federico Garcia Lorca (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016) ad ottanta anni dall’assassinio del poeta granadino. Ha curato varie antologie poetiche tra cui Borghi, città e periferie: l’antologia del dinamismo urbano (Agemina, Firenze, 2015), Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016), Non uccidere. Caino e Abele dei nostri giorni (2017) e Adriatico: emozioni tra parole d’onde e sentimenti (Ass. Euterpe, Jesi, 2017). Numerose le sue poesie pubblicate in riviste, siti specializzati ed opere antologiche. Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti: Ritorno ad Ancona e altre storie (Lettere Animate, Martina Franca, 2012), La cucina arancione (TraccePerLaMeta, Sesto Calende, 2013) e L’opossum nell’armadio (PoetiKante, Sesto Fiorentino, 2015). 12072660_10207671469768160_3182675494180130792_nQuale critico letterario si è occupato prevalentemente di narrativa straniera; ha pubblicato: Jane Eyre, una rilettura contemporanea (Lulu, 2011), La metafora del giardino in letteratura (Faligi, Aosta, 2011), Flyte & Tallis: Una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese: Espiazione di Ian McEwan e Ritorno a Brideshead di Evelyn Waugh (Photocity, Pozzuoli, 2012), Ian McEwan: sesso e perversione (Photocity, Pozzuoli, 2014), Il sangue, no. L’aporia della vita in ‘La ballata di Adam Henry’ di Ian McEwan (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2015). Vari saggi letterari e suoi contributi sono presenti in collettanee, volumi antologici ed edizioni critiche, oltre a un cospicuo numero di prefazioni e note critiche ad autori contemporanei. Nel volume La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggi (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2015) ha raccolto una serie di interviste fatte negli anni 2012-2015 ad esponenti di spicco della poesia italiana contemporanea mentre in Scritti marchigiani. Diapositive e istantanee letterarie (Le Mezzelane, Santa Maria Nuova, 2017) una raccolta di saggi, recensioni e note di approfondimento su autori della sua Regione. Nel 2011 ha fondato la rivista online di letteratura «Euterpe», aperiodico tematico di letteratura online. È Presidente della Associazione Culturale Euterpe, Fondatore e Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” e Presidente di Giuria in vari premi letterari (“Città di Chieti”; “Città di Porto Recanati”; “Poesia senza confine”, etc.). Numerosi i premi e i riconoscimenti letterari ottenuti tra cui il 1° Premio al Concorso Letterario “Città di Ancona” (2016), il 1° Premio al Premio Letterario “Città di Latina” (2016), il 1° Premio al Premio Internazionale di Poesia “Antonia Pozzi” (2016) , il 2° Premio al Premio Letterario “Bari, Città Aperta” (2016), il 1° Premio al Concorso Letterario “Patrizia Brunetti” di Senigallia (2016),… Sulla sua produzione hanno scritto Dante Maffia, Giorgio Bàrberi Squarotti, Corrado Calabrò, Ugo Piscopo, Sandro Gros-Pietro, Antonio Spagnuolo, Umberto Vicaretti e altri.

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