“Poesie del sabato senza villaggio” di Katia Debora Melis, recensione di Lorenzo Spurio

Poesie del sabato senza villaggio
Di Katia Debora Melis
GDS, 2012
Pagine:93
ISBN: 978-88-6782-043-6
Costo: 10€
 
Recensione di Lorenzo Spurio

  

Gli scrittori si alzano presto al mattino
per descrivere un treno in movimento
che parte dalla gola di un vulcano
così come la pioggia che scende
quando la butta il cielo. (34)
 

Smelisxweb-3908_200x238ubito dopo la silloge Solo ali di farfalla (GDS, 2012) della poetessa Katia Debora Melis da me recensita, ho l’occasione di leggere anche la sua ultima opera. Si tratta di Poesie del sabato senza villaggio (GDS, 2013), una nuova ampia raccolta di poesie dove si ritrovano i temi cari alla Nostra.

La poetica di Katia Debora Melis è profondamente intrisa di una sensibilità panica che fa della natura il suo punto di partenza, la sua felice ispirazione, la sintassi per la costruzione del pensiero e  spesso il punto d’arrivo nella consacrazione di versi spesso rapidi, ma che non lasciano indifferente il lettore. Il titolo, oserei osservare ardito e di forte rimando, non può che sottolineare ulteriormente quanto l’elemento naturale, campestre, di quella vita popolare e autentica vissuta con spensieratezza e forte coscienza, sia pregnante pagina dopo pagina. Per uno strano caso del destino mi è capitato di leggere queste poesie proprio di sabato pomeriggio, ma non credo che sia propriamente questa l’intenzione del titolo della poetessa.

Ci si bea di fronte alla bellezza e imperscrutabilità del mare come avviene nella lirica d’apertura: “Quanto è bello/ ogni suono che giunge/ dal fiore dell’onda” (5), ed è qui interessante osservare la peculiarità della poetica di Katia Debora Melis, che non solo è profondamente visuale e visiva, ma che ripone una grande attenzione anche nei suoni della natura, in tutte quelle manifestazioni acustiche che la grande macchina della Natura produce. Solo all’uomo attento e in pace con il mondo è dato percepire questi labili sospiri, questi afflati insondabili, queste nenie intramontabili di cui la Natura è madre.

Ed è di certo il mare, l’ecosistema che assume una posizione primaria in queste poesie, sinonimo di uno spazio aperto e libero, incontaminato, indifeso ma controllato a vista dalle onde che impetuose lambiscono la battigia come un dolce abbraccio. La vista di ciò è per la poetessa motivo di riflessione sul suo stato malinconico che la porta a immedesimarsi in quell’accadimento della natura: “Vorrei tornare/ indietro/ come le onde fanno/ dalla sabbia” (7). L’ingrediente per poter trovare nella vita quotidiana una forza di ragione che ci consenta di affrontare con serietà e forza tutte le cose belle e meno belle che accadono all’uomo è forse proprio quello di non prendersi troppo sul serio e di permettere al nostro io di sguinzagliarlo da ogni legame con la realtà come la poetessa confessa in “Al calar della sera”:

 

Penso che farò finta
che niente esista
per poter pensare,
al calar della sera,
a quanto è bello il mondo. (9)

 Per capacitarsi della magnificità dell’esistenza e del Creato è necessario distanziarsi dalla propria condizione “umana”, fisiologica, governata da malinconie, tristezze e dolori di varia natura.

In altre liriche si dà sfogo alla ricchezza dell’autenticità, al piacere di stupirsi di fronte al non-visto, al non-conosciuto, come avviene nella lirica “Bambini” (11): al bambino è dato meravigliarsi, all’uomo maturo rimembrare la sua meraviglia di bambino che “rivive” nel sogno. Si respira una velata criticità nei confronti del difficile presente sociale, del dramma lavorativo e delle incertezze dell’uomo che svia dai dettami della legalità come quando la poetessa denuncia: “nessuno garantisce/ che un domani sarà meglio” (46). Completano la silloge alcune liriche in sardo, cultura di appartenenza della poetessa orgogliosamente dipinta come “terra di robusta dignità” (67).

Per concludere, mi sento di dire che Katia Debora Melis è intimamente a conoscenza che il Poeta non è solo colui che mette sulla carta ciò che pensa o ciò che elabora pensando al suo vissuto o a un accadimento sociale, ma è anche colui che spesso non riesce a concretizzare ansie e sentimenti sulla carta, tanto che molte poesie –pure nate e create a livello inconscio- non avranno mai il loro supporto cartaceo: “Ci sono poesie che non ho scritto” (18). Esse esistono perché sono state pensate e create, ma resteranno in custodia dell’autrice per sempre.

Lorenzo Spurio

 Jesi, 21-10-2013

 

 

KATIA DEBORA MELIS è nata a Milano nel 1973. Vive e lavora a Cagliari. Ha pubblicato saggistica, racconti e apprezzati libri di poesia tra cui: Penombra (2007), Oceano stretto (2008), Yggrasil (2010), Solo ali di farfalla (2012), Poesie del sabato senza villaggio (GDS, 2013).

Ha ottenuto vari premi e riconoscimenti per la sua attività ed è stata la vincitrice della XIII Edizione del prestigioso “Premio Letterario Gramsci”.

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Pubblicato da

Blog di Letteratura e Cultura

Lorenzo Spurio è nato a Jesi (AN) nel 1985. Si è laureato in Lingue e Letterature Moderne all’Università degli Studi di Perugia con una tesi sull’autore britannico Ian McEwan. Per la poesia ha pubblicato le sillogi Neoplasie civili (Agemina, Firenze, 2014), Le acque depresse (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016) e Tra gli aranci e la menta. Recitativo dell’assenza per Federico Garcia Lorca (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016) ad ottanta anni dall’assassinio del poeta granadino. Ha curato varie antologie poetiche tra cui Borghi, città e periferie: l’antologia del dinamismo urbano (Agemina, Firenze, 2015), Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016), Non uccidere. Caino e Abele dei nostri giorni (2017) e Adriatico: emozioni tra parole d’onde e sentimenti (Ass. Euterpe, Jesi, 2017). Numerose le sue poesie pubblicate in riviste, siti specializzati ed opere antologiche. Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti: Ritorno ad Ancona e altre storie (Lettere Animate, Martina Franca, 2012), La cucina arancione (TraccePerLaMeta, Sesto Calende, 2013) e L’opossum nell’armadio (PoetiKante, Sesto Fiorentino, 2015). 12072660_10207671469768160_3182675494180130792_nQuale critico letterario si è occupato prevalentemente di narrativa straniera; ha pubblicato: Jane Eyre, una rilettura contemporanea (Lulu, 2011), La metafora del giardino in letteratura (Faligi, Aosta, 2011), Flyte & Tallis: Una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese: Espiazione di Ian McEwan e Ritorno a Brideshead di Evelyn Waugh (Photocity, Pozzuoli, 2012), Ian McEwan: sesso e perversione (Photocity, Pozzuoli, 2014), Il sangue, no. L’aporia della vita in ‘La ballata di Adam Henry’ di Ian McEwan (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2015). Vari saggi letterari e suoi contributi sono presenti in collettanee, volumi antologici ed edizioni critiche, oltre a un cospicuo numero di prefazioni e note critiche ad autori contemporanei. Nel volume La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggi (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2015) ha raccolto una serie di interviste fatte negli anni 2012-2015 ad esponenti di spicco della poesia italiana contemporanea mentre in Scritti marchigiani. Diapositive e istantanee letterarie (Le Mezzelane, Santa Maria Nuova, 2017) una raccolta di saggi, recensioni e note di approfondimento su autori della sua Regione. Nel 2011 ha fondato la rivista online di letteratura «Euterpe», aperiodico tematico di letteratura online. È Presidente della Associazione Culturale Euterpe, Fondatore e Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” e Presidente di Giuria in vari premi letterari (“Città di Chieti”; “Città di Porto Recanati”; “Poesia senza confine”, etc.). Numerosi i premi e i riconoscimenti letterari ottenuti tra cui il 1° Premio al Concorso Letterario “Città di Ancona” (2016), il 1° Premio al Premio Letterario “Città di Latina” (2016), il 1° Premio al Premio Internazionale di Poesia “Antonia Pozzi” (2016) , il 2° Premio al Premio Letterario “Bari, Città Aperta” (2016), il 1° Premio al Concorso Letterario “Patrizia Brunetti” di Senigallia (2016),… Sulla sua produzione hanno scritto Dante Maffia, Giorgio Bàrberi Squarotti, Corrado Calabrò, Ugo Piscopo, Sandro Gros-Pietro, Antonio Spagnuolo, Umberto Vicaretti e altri.

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