“Il portagioie” di Alessandro Moschini, recensione di Lorenzo Spurio

Il portagioie

Di Alessandro Moschini

Prefazione di Carmine Valendino

Postfazione di Annamaria Pecoraro

LunaNera Edizioni, 2015

ISBN: 9788898052219

Pagine: 88

Costo: 12€

 

Recensione di Lorenzo Spurio

 

portagioieCon questa nuova opera Alessandro Moschini si misura con un genere diverso, quello del romanzo breve. Ogni genere ha canonicamente delle sue strutture tipiche e dei modi con i quali saper colloquiare al lettore che si differenziano gli uni dagli altri e che motivano il grande divario che esiste tra chi è ad esempio uno scrittore di racconti, o quella che potremmo definire narrativa breve, come pure Alessandro è e chi, invece, sa destreggiarsi con un metro narrativo più denso, intricato e padroneggiare la forma del romanzo. Chiaramente il racconto e il romanzo non si differenziano solamente per la diversa lunghezza narrativa ossia per la corposità del materiale, ma per una serie di altri fattori imprescindibili e caratterizzanti, ma non è questo l’oggetto della presente recensione.

Il portagioie di Alessandro Moschini secondo me condivide molto di più con la forma archetipica del racconto che non con quella del romanzo propriamente detto e, comunque, anche da un punto di vista meramente quantitativo (delle pagine) potremmo ad occhio definirlo romanzo breve, novella, o racconto lungo. Aspetti questi che possono sembrare viziati o ossessivi nella ricerca di una analisi critica di rispetto, ma che a mio riguardo debbono essere tenuti in viva e attenta considerazione.

Dal punto di vista concettuale Moschini dipana una storia-fotogramma attraverso dei flash spesso molto veloci che si realizza perlopiù in un ambiente domestico in un intervallo continuo di zigzaganti spostamenti tra la casa del padre e la città dove lavora e il luogo di residenza dell’ammaliante Jennifer, una ragazza che fa letteralmente infiammare il nostro protagonista nei sui balzi di sensualità, erotismo e animo protettivo e rassicurante della donna.

I personaggi sono prevalentemente dei caratteri fissi secondo una terminologia carica alla critica strutturalista ossia connotati in maniera forte, demarcante e che non ravvisano una completa evoluzione nel corso della storia se non fosse per gli eventi improvvisi e incredibili che accadono nel plot.

Il portagioie che campeggia nella prima di copertina è il vero protagonista, emblema di un passato tormentato e che ora esige di riaffiorare con forza, ma anche suppellettile legato al ricordo di un caro che, per le travagliate leggi dell’esistenza, è poi venuto a mancare lasciando dolore ed incertezza nel tessuto familiare. Ed è forse qui –a mio avviso- proprio nella componente oggettuale di questo protagonista amorfo e immobile che si carica di un vissuto travolgente tanto da rompere la pace del protagonista ed azionare in lui un atteggiamento allontanatorio e fobico (sembrerebbe) nei confronti della sorella, vago e incomprensibile in Jennifer, omertoso nei confronti del padre la vera ricchezza del romanzo breve di Moschini, ancor più che nella impalcatura da qualcuno definita assonante a quella del giallo.

L’introspezione del protagonista sembra arrestarsi laddove il rapporto soprannaturale con l’oggetto in grado di trasportalo in un altro tempo quale osservatore non visto di accaduti violenti si ripresenta con forza inaudita a tormentarlo e a costringerlo ad attuare in qualche maniera. In questa accezione è possibile vedere una componente investigativa del Nostro nei confronti di un tessuto passato difficile da annodare e dove ha dominato il vizio (accenni a un protagonista pedofilo) e la crudeltà (un assassinio).

La storia prosegue molto lentamente per la prima parte del romanzo ed oltre dove l’autore si sofferma in maniera particolare e reiterata sui gusti, tanto alimentari quanto musicali del Nostro, per conoscere poi una spaventosa accelerazione nella seconda metà dove, senza che siano dati al lettore gli elementi per inferire la verità (come nel giallo), si provvede man mano a dipanare i vari fili della storia passata, prima ammassati in un groviglio unico e che poi vengono portati alla luce ricostruendo la vicenda traumatica avvenuta anni prima nella sua interezza.

Senz’altro buona l’idea o l’ispirazione che ha mosso la stesura di questa storia familiare che è chiamata a fare i conti con un passato doloroso e colpevole; con più probabilità i frequenti laconici se non addirittura serrati interscambi dialogici tra i personaggi sembrano poco curati e sfiorare la convenzionalità, come pure la scelta di alcune azioni che spesso portano a una consequenzialità della storia in parte intuita già dal lettore.

Un esperimento che arricchisce il percorso di scrittura di Moschini e che, laddove possa trovare un maggiore approfondimento nella stesura in prosa, di certo potrà traghettarlo a una dimensione narrativa ancor più compiuta e consapevole.

 

Lorenzo Spurio

 08-02-2015

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Pubblicato da

Blog di Letteratura e Cultura

Lorenzo Spurio è nato a Jesi (AN) nel 1985. Si è laureato in Lingue e Letterature Moderne all’Università degli Studi di Perugia con una tesi sull’autore britannico Ian McEwan. Per la poesia ha pubblicato le sillogi Neoplasie civili (Agemina, Firenze, 2014), Le acque depresse (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016) e Tra gli aranci e la menta. Recitativo dell’assenza per Federico Garcia Lorca (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016) ad ottanta anni dall’assassinio del poeta granadino. Ha curato varie antologie poetiche tra cui Borghi, città e periferie: l’antologia del dinamismo urbano (Agemina, Firenze, 2015), Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016), Non uccidere. Caino e Abele dei nostri giorni (2017) e Adriatico: emozioni tra parole d’onde e sentimenti (Ass. Euterpe, Jesi, 2017). Numerose le sue poesie pubblicate in riviste, siti specializzati ed opere antologiche. Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti: Ritorno ad Ancona e altre storie (Lettere Animate, Martina Franca, 2012), La cucina arancione (TraccePerLaMeta, Sesto Calende, 2013) e L’opossum nell’armadio (PoetiKante, Sesto Fiorentino, 2015). 12072660_10207671469768160_3182675494180130792_nQuale critico letterario si è occupato prevalentemente di narrativa straniera; ha pubblicato: Jane Eyre, una rilettura contemporanea (Lulu, 2011), La metafora del giardino in letteratura (Faligi, Aosta, 2011), Flyte & Tallis: Una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese: Espiazione di Ian McEwan e Ritorno a Brideshead di Evelyn Waugh (Photocity, Pozzuoli, 2012), Ian McEwan: sesso e perversione (Photocity, Pozzuoli, 2014), Il sangue, no. L’aporia della vita in ‘La ballata di Adam Henry’ di Ian McEwan (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2015). Vari saggi letterari e suoi contributi sono presenti in collettanee, volumi antologici ed edizioni critiche, oltre a un cospicuo numero di prefazioni e note critiche ad autori contemporanei. Nel volume La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggi (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2015) ha raccolto una serie di interviste fatte negli anni 2012-2015 ad esponenti di spicco della poesia italiana contemporanea mentre in Scritti marchigiani. Diapositive e istantanee letterarie (Le Mezzelane, Santa Maria Nuova, 2017) una raccolta di saggi, recensioni e note di approfondimento su autori della sua Regione. Nel 2011 ha fondato la rivista online di letteratura «Euterpe», aperiodico tematico di letteratura online. È Presidente della Associazione Culturale Euterpe, Fondatore e Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” e Presidente di Giuria in vari premi letterari (“Città di Chieti”; “Città di Porto Recanati”; “Poesia senza confine”, etc.). Numerosi i premi e i riconoscimenti letterari ottenuti tra cui il 1° Premio al Concorso Letterario “Città di Ancona” (2016), il 1° Premio al Premio Letterario “Città di Latina” (2016), il 1° Premio al Premio Internazionale di Poesia “Antonia Pozzi” (2016) , il 2° Premio al Premio Letterario “Bari, Città Aperta” (2016), il 1° Premio al Concorso Letterario “Patrizia Brunetti” di Senigallia (2016),… Sulla sua produzione hanno scritto Dante Maffia, Giorgio Bàrberi Squarotti, Corrado Calabrò, Ugo Piscopo, Sandro Gros-Pietro, Antonio Spagnuolo, Umberto Vicaretti e altri.

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