“Tracce di umana solitudine” di Giovanna De Luca. Recensione di Marco Zelioli

Recensione di Marco Zelioli

Ci troviamo di fronte ad “un prosimetro con tutte le carte in regola”, nel quale “musica e poesia vanno di pari passo, come vanno di pari passo vita e poesia”,e questa non è mai avulsa dall’esperienza di vita dell’autrice, ma è una “poesia attiva, fattiva, partecipativa e non assente”. Basterebbero forse queste tre brevissime citazioni, dalla Prefazione di Nazario Pardini, per dare un’idea compiuta della buona scrittura che caratterizza le poesie di Giovanna de Luca, raccolte in questa nuova opera edita da Guido Miano. Ma il connubio di poesia e prosa di queste Tracce di umana solitudine è troppo intrigante per non andare più a fondo.

Le poesie qui raccolte, alcune riprese dal Diario Bretone (2019), si susseguono in un misto di ammirazione per la natura e disillusione per la vita, che qua e là riaffiora in pacate immagini, come nella chiusa de Il cigno: “Ed ora dolcemente qui sul lago / ignota mano piega il nostro capo, / come corolla che reclini. / E tutto è nulla. / Ecco spuntare il cigno tra le canne, / muovere il becco con indifferenza. / Gli diamo cibo e lo guardiamo andare / calmo sull’acqua” (p.15). Sguardo che si posa dolce e insieme penetrante sui panorami tra laghi e monti dalle parti di Varese, dove l’Autrice vive; bastino due soli esempi: Monte Rosa, p.25; e, soprattutto, Sinfonia: “S’alzò il vento / e una musica nuova / risuonò dai canneti: / s’intrecciavano voci sottili, / poi più alti e robusti sospiri / e pronunce confuse, mischiate / come eco entro vaste folate. / E poi pianti e sussurri d’amore / e poi suoni indistinti e parole… // Sinfonia che si estese sul lago / e più oltre passò le montagne. / La sentirono alcuni, non tutti: / ugualmente risuona ogni volta, / quando il vento si alza sul lago, / al sorriso increspato dell’acqua.” (p.46). Viste che inducono l’autrice a quella Malinconia scherzosa (p.50) che è un po’ la cifra di tutto il suo poetare, e le cui tracce si trovano nell’opera quasi più di quelle dell’umana solitudine.

Il suo abile verseggiare, spesso in limpidi endecasillabi, a volte è rotto da repentini cambi di metro e di ritmo. Dall’uliveto è forse il componimento più esemplare di ciò: dopo i primi sedici endecasillabi distesi e fluenti, seguono diciotto versi di varia metrica, concitati, per chiudere con altri cinque versi dalla metrica varia, ma lineari e dolci, come il bambino che “mi guarda e mi sorride, / mi fa ‘ciao’ con la piccola mano” (p.30). Veramente si può dire, con la poetessa, che i suoi versi sono “un volo, intorno alle parole, che è durato una vita” (Ho fatto un volo, p.32), e dobbiamo esserle grati d’averlo condiviso con noi lettori.

Quanto ai racconti, vi riscontriamo la continua ricerca del senso della vita racchiuso nel binomio, esplicitato dalla stessa autrice: “Uomini, anime” (Piazzetta San Lorenzo, p.53). Giovanna de Luca vi riprende immagini e spunti già presenti nei suoi versi, e per fortuna, come il protagonista de La decisione, che “Alla fine, un giorno, aveva deciso: non avrebbe scritto più, nemmeno un rigo. A che scopo farlo?” (p.57), dopo tanti dubbi “Poi si sedette al suo tavolo, e cominciò a scrivere” (p.61). Così possiamo far tesoro di una bella serie riflessioni mai banali né scontate, né mai ‘arrabbiate’. Forse ancor più che nelle poesie, troviamo nei racconti della de Luca un percorso pacificante, che contribuisce a smorzare le ‘normali’ ansie d’ogni vita, come quella del protagonista di Mondial Hotel, che “solo vivendo un nuovo calvario avrebbe potuto sapere se fosse possibile per lui una resurrezione” (p.65); fino a farci sentire in qualche modo come il Ragazzino dell’omonimo racconto: “un tipo speciale” (p.84). Per questo mi piace chiudere con le parole finali del primo racconto della sua raccolta, Stasera: “Forse il nostro padrone, il mistero, ha deciso stasera di mostrare il suo volto buono, di concedere che ci solleviamo, quasi, verso di lui, e ci allarga le braccia, ci ricaccia in gola le collere, annienta le passioni e ci dice: ‘Lasciati abbracciare, dimenticati…’.” (p.52).

Giovanna de Luca è autrice dei libri: Poesie (1997), Il cantare del grillo (2008), La cerniera del tempo (2012), Tra luce e buio (2013), Quel che resta del giorno (2014), Finché avrò voce (2015), Oltre il limite (2017) e il libro di narrativa Quindici racconti (2018). È pure presente in repertori letterari come: Antologia (Centro Minerva edizioni, 2010), I Poeti Contemporanei e Riflessi (Ed. Pagine, 2013 e 2014), I Racconti di Cultora Nord (Historica edizioni, 2017).

La presente recensione viene pubblicata dietro richiesta e autorizzazione dell’editore Guido Miano Editore di Milano il quale nulla avrà a pretendere né ora né in futuro al gestore del blog. La riproduzione, in forma integrale o parziale, è vietata su qualsiasi supporto, senza l’autorizzazione dell’Editore o del legittimo autore.

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