Luisa Bolleri su “La cucina arancione” di Lorenzo Spurio

LA CUCINA ARANCIONE di Lorenzo Spurio
TraccePerLaMeta Edizioni, 2013
Recensione di LUISA BOLLERI

 

cover_front “La cucina arancione” di Lorenzo Spurio – raccolta di racconti che prende il titolo proprio da un racconto – è un libro che apprezzo molto, per aver voluto scavare con chirurgica determinazione nell’animo umano di chi viene considerato borderline, offrendoci un viaggio attraverso multiformi realtà parallele a quelle consuete, considerate nel loro insieme ‘disagio psichico’ ma che spaziano dall’innocua introversione all’omicidio. Un percorso interessante compiuto dentro labirinti mentali ignoti ai più ma anche utile ad esorcizzare certe paure che popolano i sogni di ciascuno di noi. 

In cosa si differenzia l’uomo dagli animali? Qual è il meccanismo che ha portato l’umanità, attraverso una lunga e aspra selezione, a diventare l’essere sociale e organizzato che vive oggi le nostre metropoli? La risposta sta nell’aver creato delle regole da rispettare, che non sono necessariamente le stesse in ogni luogo del pianeta. Leggi e consuetudini basate sull’esperienza collettiva, su avvenimenti storici, sulle necessità, sulla religione, a volte solo sul buon senso. Regole. A volte sbagliate, di parte, fatte dai maschi per i maschi, create a favore dei potenti, contro gli stranieri, contro chi è diverso, contro chi non si omologa al pensiero comune. A difesa delle quali si erge una barriera di istituzioni e di enti morali o etici. Rigide regole.

Ma qual è la linea di demarcazione tra il giusto, il legale, il tollerato e la libertà dell’individuo?

Generalmente nelle società più evolute ciò che non nuoce all’altro viene tollerato, si concede ampia libertà al singolo, purtroppo non sempre si riescono a evitare le forme più subdole di anormalità, nascoste tra le mura domestiche, addirittura tra le pieghe dei più intimi pensieri. Basti pensare alle forme di razzismo, omofobia, estremismo politico, bullismo, pedofilia che spesso non sono conclamate e potrebbero rimanere allo stato embrionale in eterno. Poi un avvenimento fortuito li sviluppa, facendole evolvere in forme attive di violenza. L’aggressività, gradualmente o di colpo, si muta in intolleranza, prepotenza, sopraffazione. Dilagano a macchia d’olio i maltrattamenti in famiglia, in contesti in cui difetta il rispetto dell’altro e in genere per i più deboli. Dove gli esempi del rispetto altrui sono carenti, dove l’amore è considerato possesso, dominio, proprietà, e può sfociare facilmente in stalking, o in femminicidio o in altri crimini contro la persona. Dove si può picchiare un bambino o una donna o un anziano, senza provare il minimo rimorso. Lì, dove l’embrione è cresciuto, la linea è stata oltrepassata.

Si definisce allora ciò che è normale. Chi è una persona normale e chi non lo è. Si stigmatizzano le forme di comportamento e gli atteggiamenti conformi, approvati, adeguati al vivere civile. Per diventare una persona normale si viene educati fin da bambini a rispettare le regole comuni per divenire un adulto regolare. Ma talvolta, pur in una raggiunta normalità, anche la persona apparentemente più adattata, perfino quella che non aveva mai rivelato neanche a se stessa certe inclinazioni, diventa qualcosa di diverso da sé o da quel che appariva. Quante volte si sente ripetere la frase: “Sembrava una brava persona… Non ci posso credere, aveva dei modi così per bene…”. E’ proprio da quell’apparenza fuorviante che nasce l’incapacità a comprendere che hanno i buoni verso i cattivi, l’impossibilità ad afferrare i motivi e le cause di quelle anormalità, e quindi la loro prevedibilità.

Il lettore di questo libro si troverà al cospetto di tante storie in cui la normalità comportamentale avrà deviato in forme diverse e particolari. Anomalie, stranezze, patologie, ossessioni che avvolgono il personaggio di turno in una afflizione sottile o in un’angoscia insostenibile.

Ma ciò che coglie nel segno, di questi variegati racconti, è che ciascuno di essi ci fa abitare le emozioni e i pensieri del protagonista, raccontandoceli passo passo, spiegandoci cosa provi. E attraverso le parole, le riflessioni o semplicemente i suoi comportamenti istintivi, ci mettiamo nei  suoi panni.

Un modo di raccontare teso a far comprendere come possano nascere certe situazioni. Un procedimento che scava anche nel torbido, senza voler giustificare né giudicare ma semplicemente riferendo i fatti, quasi come in una cronaca diretta.

L’autore non interviene mai con i suoi giudizi espliciti. Sarà il lettore a riflettere e, se vuole, a giudicare. 

 

LUISA BOLLERI

 

11-09-2013

 

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

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