Un’italiana tra i Mori. “L’araba felice” di Kati Galli

Un’italiana tra i Mori

Il mondo arabo raccontato da una donna che sceglie di lasciare l’Italia per vivere in Egitto con l’uomo che ama. Un diario di viaggio, dove emergono punti di vista, riflessioni, pensieri sulla religione, sull’attualità, sulla politica. Due realtà a confronto, lo sguardo schietto e pungente di chi si mette in gioco con umiltà e trasparenza.

laraba-felice“Questo diario di viaggio sui generis non è frutto di finzione: è tutto vero, anche i nomi, ed è arrivato il momento di condividerlo.” Nell’introduzione al libro ‘L’araba felice. Un’italiana tra i Mori’ edito da Albatros, l’autrice Kati Galli ci accompagna nella lettura di una storia autentica, la sua personale esperienza di europea tra gli arabi nell’arco di quattro anni, dal 2010 al 2014. Quello che colpisce sin dalle prime pagine è la descrizione nei minimi particolari delle persone e dei luoghi, difficile non rimanere affascinati da una realtà che noi occidentali conosciamo per sommi capi, o per sentito dire. Quando a raccontare è una donna in prima persona e la scrittura è fluida e scorrevole, diventa piacevole conoscere i retroscena di una cultura diversa. Già dal primo capitolo, che per riferimento ci riporta al film ‘Il mio grosso grasso matrimonio greco’ ed in qualche modo ci fa sorridere, è naturale venire catturati dalle immagini che la Galli ci propone, lei seduta per terra insieme a tre donne in tunica colorata, con una miriade di bambini intorno. La protagonista sta consumando una cena egiziana, a base di molokhiya, una salsa di verdure verdi a foglia, cotta nel brodo. Non è lì per caso. Ha scelto proprio di viverci, cambiando per sempre la sua esistenza. Ma cosa ha portato l’autrice a decidere di trasferirsi in Egitto? Tutto ha inizio con un primo viaggio prenotato su internet, un pacchetto vacanze con destinazione Tunisia, da allora sono seguiti viaggi in Marocco, in Quatar, in Egitto, la bellezza dei luoghi e del contatto umano con la gente locale, hanno fatto scattare qualcosa che legherà Kati al mondo arabo definitivamente. Appena può Kati si organizza a lavoro e cerca in questi viaggi da single nuove emozioni, nuove amicizie. L’autrice racconta queste avventure e trova il modo di riflettere sulla diversità tra culture, tra stili di vita, etica e religione. Stimola il lettore ad interrogarsi e lo fa con una chiarezza di linguaggio che rende tutto più semplice da affrontare, nonostante le tematiche non lo siano affatto. E da un confronto con alcune persone con cui Kati fa amicizia, emerge che l’Islam è uno stile di vita, non esiste separazione per un musulmano tra etica e religione, il Corano non dà linee guida generiche, ma fornisce una serie di norme comportamentali che toccano ogni aspetto della vita quotidiana. Per la protagonista, di estrazione cattolica, non è stato certo facile capirne gli aspetti, in particolare per quanto riguarda la condizione della donna. Da un preconcetto di partenza per Kati il mondo femminile appariva recluso e sottomesso, invece una volta vista con occhi propri la realtà ha compreso il limite del suo pensiero. La Galli osserva, chiede, socializza, e trova alle sue domande le risposte che cerca, scopre un Qatar ricco, dove è stridente il contrasto tra l’ostentazione del lusso e l’esortazione islamica alla sobrietà, si rende conto di essere l’unica donna con i capelli corti e in viaggio di piacere non accompagnata da un uomo. Non passa inosservata e suscita curiosità, tanto da essere vista come una coraggiosa ad essere arrivata lì da sola. Ogni luogo ha le sue caratteristiche e nel mondo arabo è ancora più particolareggiata la distinzione, perché sono diverse le interpretazioni del Corano. Il Marocco, la Tunisia, non sono come il Bahrein o l’Arabia Saudita, a partire proprio dalla lingua, l’arabo, che assume differenze lessicali. Uno spunto di riflessione va poi in riferimento all’arte, la proibizione musulmana di raffigurare il sacro, ecco allora il confronto con i Cristiani ed il ricordo delle funzioni serali pre-pasquali che è rimasto impresso nella memoria di chi racconta. La natura di Dio e la sua centralità diventano motivo di riflessione e la Galli riesce a portare il lettore ad un costante impegno di indagine, tanto da far scaturire quesiti spontanei. E dopo un capodanno tra le dune e altri viaggi davvero particolari, Kati conosce anche l’amore. L’incontro con Mahmoud la porterà a decisioni stravolgenti, tanto che decide di affrontare una vita di coppia e di sposarsi, vivendo in Egitto. Dovrà scontrarsi però con la burocrazia italiana ed egiziana, con tutte le complicazioni di un matrimonio misto. Il matrimonio legalmente riconosciuto da due stati però è l’unica soluzione per uno status di coppia ufficiale, in Egitto non esiste la convivenza come è intesa in Europa. La scelta di Kati è sicuramente particolare, ma è stata motivata e non dettata dall’istinto, decide di mettersi in gioco in un paese arabo moderato, consapevole di tutti i limiti e proprio da lì racconta come si vede l’Italia, di come si percepisce l’IS, di come si parli spesso senza conoscere davvero cosa accade nel mondo, lancia tra l’altro un j’accuse ai media occidentali, che riportano un’interpretazione errata degli eventi. Alla fine l’autrice esorta il lettore a studiare in particolare la storia, perché non si può ignorare quello che è stato e ciò che siamo, l’odio ha sempre radici profonde, non bisogna mai dimenticare il passato. ‘L’araba felice’ offre una visione personale, ma attenta del mondo arabo, il punto di vista di una donna che per destino e per amore, impara ad approfondire una cultura, senza troppe paure.

L’araba felice

di Kati Galli

Gruppo Albatros

Pagg.76   – 12 euro

L’autrice

Kati Galli è nata a Cremona, laureata all’Università Cattolica di Brescia in Lingue e Letterature Straniere Europee, ha svolto ricerche di mercato quantitative, insegnato inglese e ricoperto per anni il ruolo di district manager per un’azienda manifatturiera italiana. Circa un anno fa ha lasciato il lavoro per dedicarsi alla scrittura, in attesa di trasferirsi definitivamente in Egitto. Questa è la sua prima pubblicazione.

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