“Ceramiche a Capodanno” di Rita Angelelli, prefazione di Lorenzo Spurio

Ceramiche a Capodanno di Rita Angelelli

Le Mezzelane Edizioni, S. Maria Nuova, 2017

Prefazione di Lorenzo Spurio 

ceramiche-webIn un percorso tra versi intimi e meditazioni più riflessive con le quali Rita Angelelli affronta il tema della violenza di genere, questo libro fornisce una congrua immagine –in termini letterari- di quanto la cronaca giornalmente ci informa: stupri, violenze psicologiche, casi di abuso, stalking serrato, minacce sino ad arrivare all’epilogo più truce, la morte. Cambiano le modalità, è vero, anche se le armi da taglio sembrano –forse per un retaggio ancestrale di una cultura subalterna assai presente nel Belpaese- ancora avere il predominio, cambiano i contesti e i luoghi di origine, cambiano i nomi delle vittime ma non la disperazione e il tormento delle famiglie, non il colore del sangue versato né la natura folle dell’uomo.

Con un metro poetico equilibrato ricco di anafore e tautologie e un utilizzo lessicale di terminologie tecnicamente avulse al genere di riferimento, la Nostra ci parla di storie vissute e di storie degli altri, di amare vicende di dolore ed emarginazione domestica dove l’uomo prevarica accecato dalla gelosia o semplicemente si veste da bestia feroce per appropriarsi della donna come una preda.

È in questa maniera che si produce una cesura profonda, con lacerti gocciolanti sangue che solo raramente riesce a trovare una cicatrizzazione: si tratta del fenomeno della rottura a cui Rita si riferisce che è presente nell’intero libro. Quando l’amore diventa ossessione, quando la mano prima delicata e capace di far godere l’amata diventa arma di dominio, propaggine per brandire un’arma, si produce una rottura. È il segno che si è giunti a una situazione complicata, nociva e malgovernabile.

Le poesie qui contenute tendono a sottolineare l’universo emotivo di una donna, profondamente scissa e carente nell’autostima, che si vede di colpo diventare preda, oggetto, in un processo di brutalizzazione duro da sostenere e psicologicamente disturbante. La Nostra parla di tali circostanze come di momenti in cui “il cervello rischia di non farcela”. Non è solo il cuore, tradito da un atteggiamento di rivalsa e di dominazione a non reggere, bensì anche il cervello, il centro della ragione che, sopraffatta da una situazione di sottomissione e nullificazione di tal fatta, non è in grado di sostenere l’offesa e l’abuso.

Sono momenti bui che la donna spesso non riesce a prevedere né a gestire ricorrendo alla confessione con la famiglia, gli amici o a denunciare alle pubbliche autorità, vivendo in un abisso di terrore e di minaccia continua che il proprio uomo, nella versione antipodale della bestia, non rincari la dose e si avvalga su di lei in maniera ultima e decisiva con un atto lesivo e inguaribile, quello dell’assassinio. Si tratta di ciò che la Nostra definisce il “Crocevia/ più pericoloso della vita”, quel punto snodale nel quale è possibile assumersi la responsabilità di scelta ma che, nella sopraffazione psicologica, nell’abuso intellettivo, non riesce ad esser percorsa.

La lirica che dà il titolo all’intera raccolta –per altro la più ricca di simbologie allusive e la più impressionante- ci consegna l’estremizzazione di quel processo di rottura del quale si parlava che, in questo caso, si evidenzia in termini fisici: la rottura della bambola. Significato di una persona lacerata e distrutta, frutto di continue sevizie e tormenti, ma anche di una psicologia conturbata e annerita dall’effetto traumatico di questa esperienza. I cocci di questa bambola non sono solo le concrete partizioni di un essere donna che viene meno, che è stato sopraffatto e dilaniato dal potere di una mente malata, ma è anche la spoliazione dell’identità. I casi di violenza domestica e di violenza sessuale in genere, laddove non diano come risultato l’omicidio o il suicidio della donna (mezzo quest’ultimo che è comunque una forma di risposta, sebbene autolesionistica) producono in termini cognitivi un effetto spossante e schizofrenico risultando nell’aggravamento del caso clinico e nella maturazione di una forma di insania o patologia.

Pubblicazioni come queste non servono a risolvere il problema che è endemico e inarrestabile, anche a causa di precarie e non risolutive misure legislative previste dal nostro Codice Penale, ma serve, comunque a far capire che una bambola può essere rotta solamente da un bambino che ci gioca incautamente e non da un uomo maturo perché, così facendo, oltre a minacciare il senso di comunità, involve al bestiale. La ricorrenza alla dimensione religiosa che viene richiamata o ricercata in varie liriche amplifica ancor più il sentimento di inquietudine della donna, priva di baluardi e abbandonata a sé stessa, dove non resta che Dio, quale unico uomo buono, al quale appellarsi. Perché una donna che subisce difficilmente troverà la forza di vedere in un uomo di carne ed ossa una persona disinteressatamente buona e sensibile ai suoi bisogni, vivendo nell’ossessione dell’accaduto che, pur allontanata con una buona terapia, mai sarà completamente obliata.

Lorenzo Spurio

Jesi, 07-11-2016

 

Leggi l’articolo di Cinzia Baldazzi.

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