“Rose d’amore” di Patrizia Pierandrei, recensione di Lorenzo Spurio

Rose d’amore
Di Patrizia Pierandrei
Editrice Pagine, Roma, 2014
ISBN: 978-88-6819-743-8
Pagine: 81
Costo: 23 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio
 
 
Non sappiamo capire i malcapitati,
che sono stati colpiti dalla sventura. (53)

immagineLa nuova silloge poetica della jesina Patrizia Pierandrei dal titolo “Rose d’amore” (Editrice Pagine, 2014) colpisce molto nella copertina dai colori molto forti e caldi dove ci sembra di scorgere un particolare di un quadro dove in primo piano si stagliano delle mele granate. Il fondo, a pennellate veloci e indistinte, è dominato invece da un miscuglio di tinte verdi-giallo-celesti che permettono all’acceso colore rosso dei frutti di risaltare ancor più vivamente. E il contenuto della silloge è in effetti un canto accorato alla natura della quale la Nostra si serve per rievocare momenti d’amore, affrescare momenti della giornata e partire per riflessioni a tratte amare ma realistiche sulla drammaticità dell’oggi. E’ una raccolta poetica nei suoi contenuti molto varia, che spazia da tematiche e suggestioni diverse, ma che riesce sempre a mantenere la presa nel lettore e conservare un grande filo-unicum nel quale le varie liriche si intrecciano. Molto interessante la lirica “La madre” dove la poetessa traccia le caratteristiche emblematiche di una donna-madre che costruisce giorno dopo giorno l’universo domestico, protettivo e identitario per il figlio, non mancando di sottolineare la laboriosità della donna e l’insieme delle mansioni che essa svolge ed è votata a svolgere per il benessere del nido familiare: “Cuore della casa è la madre” (17).

Molte liriche sono chiaramente pervase da un convincimento profondo nella validità degli insegnamenti della dottrina cristiana quali ad esempio l’importanza dell’amore indistinto verso l’altro, della comprensione, della ricerca continua di quel senso di unità nelle diversità sul quale possa costruirsi la società. La parola “insieme” e l’universo semantico ad esso collegato (quello dell’unione, della famiglia, della società) ricorre l’intera opera in modi e forme diverse come quando, nella lirica ispirata al viaggio in Inghilterra, emblema della convivenza multiculturale osserva: “Fra tutte le grandi isole [è] la più rinomata” (20). Lo è, come scopriamo nella poesia, non tanto per le sue bellezze paesaggistiche e patrimonio culturale, ma perché (come lo è forse ancor più negli USA) è il luogo dove la convivenza tra culture, religioni e razze diverse sembra essere meno complicata tanto da poter parlare del celebre melting pot, auspicabile invece in tante altre realtà (compresa l’Italia) dove di continuo si dibatte polemicamente su idee di separatismo, forme di razzismo e manifestazioni più o meno gravi di prepotenza tra diversi gruppi sociali.

Ed è per tutto ciò che si sta dicendo che, forse, la componente principale della poetica della Pierandrei è proprio il suo ordito sociale e solidale, ossia solidaristico, d’amore per tutti indistintamente, che è emblema di un animo aperto, profondo che è improntato sempre a far risaltare il bene sul male. Questa attenzione capillare verso l’altro non si esplica solamente nei confronti dell’uomo, ma travalica anche all’elemento naturale, forestale, con liriche dove la donna esalta l’importanza dell’albero (di qualsiasi specie esso sia) perché elemento che consente all’uomo la vita tanto da tramutarsi in una vera e propria “poetessa degli alberi” come quando in “Natura” sagacemente osserva: “felice è colui che rispetta la sua indole,/ che non fa a nessuno alcun male” (21. L’interesse ecologico e per la salvaguardia dell’ambiente è uno dei motivi preliminari della donna che, proprio partendo dalla vista dell’albero, “essere prezioso” va anche a toccare pieghe di carattere etico-civile quali il disboscamento e la logica smodata della costruzione edilizia su spazi sottratti ad aree verdi (“Il cemento duro gli ha rubato la terra/ […]/ le tante distruzioni,/ dovute alle troppo costrette urbanizzazioni”, 22).

A completare la ricchezza tematica di questa silloge ci sono poesie che più chiaramente si riallacciano a un passato personale ed intimo dove la donna rievoca vecchi amori, amicizie ed episodi che hanno poi marcato la sua vita come la poesia “Giochi” che ci trascina al tempo dell’infanzia o alla poesia “Cortesia” nella quale la donna, invece, come stesse commentando una vecchia lirica medievale, tratteggia come il concetto di cortesia sia poi cambiato nel tempo, fagocitato sempre più dal dilagante e sorpassante dominio del bisogno di libertà.

Mi hanno colpito, in ultima battuta, le poesie nelle quali la donna smette momentaneamente di guardare dentro di sé per attestare ciò che accade intorno a lei dove la donna non può che stupirsi difronte agli insanabili divari tra ricchezza e povertà, tra lusso e inadeguatezza sociale, rappresentati dicotomicamente dalle vetrine luminose e fascinose segno di un progresso sfrenato e di un commercio che va avanti imperturbabile e dall’altra da barboni che si trascinano il cartone o bambini poveri che chiedono pietosamente l’elemosina. Ciò che desta preoccupazione non è la disparità economica di questi due gruppi di persone (ricchi e poveri sono sempre esistiti, in ogni secolo), ma l’indifferenza con la quale i primi si rendono praticamente insensibili, inutili e sprezzanti nei confronti di chi invece si potrebbe aiutare con poco. Patrizia Pierandrei tratteggia con le sue liriche un mondo contemporaneo dove l’azione distruttiva dell’uomo contribuisce a minacciare la natura e mette a serio rischio e pericolo la vita degli alberi che sono come “il miglior amico” (55), dove la terra è inquinata (53) e come una vivida notizia della cronaca giornaliera denuncia la durezza del cuore degli uomini ricchi o economicamente agiati che vivono nella loro dimensione senza concepire che nel mondo, nella loro città, nella loro strada, ci siano anche persone che non hanno nulla: “Ma la gente non si preoccupa dei poveri,/ […]/ non gli importa come stanno gli altri” (45). Ma a questa mancanza di solidarietà la Pierandrei fa far capolino a una sorta di minaccia redentrice che grava dall’alto e che poi, una volta nell’aldilà, forse ci sarà la giusta pena per tutti per quanto hanno fatto/non fatto sulla Terra nei confronti degli altri: “così per [i ricchi] va sempre tutto liscio,/ fino a che non si scatena un bel rovescio” (45).

L’inquinamento, la contaminazione della quale la Pierandrei parla non è solo di carattere atmosferico, ecologico, ma fa riferimento a livello più alto all’endemicità del morbo dell’indifferenza, all’esasperante incomprensione, alla pietrificazione dei cuori, all’acceso narcisismo che degrada giorno dopo giorno quella che dovrebbe essere la felice vita di una società in unione, che si fortifica sui rapporti che intrattiene al suo interno. A tutto ciò la Nostra sembra combattere con l’abbattimento del pregiudizio, la strenua difesa delle libertà personali, la comprensione e l’avvicinamento al diverso e al disagiato, la fede in Dio e una forte speranza che, nel tempo, le coscienze inquinate possano ravvedersi e le cose possano evolvere in meglio:

 La vita cerca sempre un nuovo lume,
che ci porti a ritrovare
la gioia di un leggere barlume
per poter ancora continuare. (23)
 

 Lorenzo Spurio

 Jesi, 22.05.2014

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