“Il pentagramma di Venere” di Alessandro Moschini, recensione di Lorenzo Spurio

Il pentagramma di Venere

di Alessandro Moschini

con prefazione di Gloria Vettori

con postfazione di Carmine Valendino

LunaNera Edizioni, Milano, 2013

ISBN: 9788898052066

Pagine: 114

Costo: 10€

 

Recensione di Lorenzo Spurio

 

$(KGrHqR,!lQFEG-(Vj-bBRJRWkhIF!~~60_35Che questo libro parli, o meglio evochi, sensazioni sonore e che faccia riferimento spesso al mondo della musica, ce ne rendiamo subito conto a partire dal titolo, Il pentagramma di Venere, che quasi ci fa pensare alla celebre divinità della Natura e della prosperità che tiene in mano un pentagramma arzigogolato mentre la natura ai suoi piedi suona le note da lei dettate. La natura e la musica sono i temi cruciali del libro, affrontati secondo le più varie angolazioni e in questo percorso è necessario ricordare che l’autore, Alessandro Moschini, si definisce bassista-poeta, una definizione congiunta della sua arte che abbraccia, appunto, l’arte di far poesia a quello di far musica. E’ notorio come musica e poesia erano agli albori unite tra di loro tanto che la recitazione delle liriche veniva fatta meticolosamente con l’accompagnamento di strumenti quali l’arpa o la lira, pratica che poi, per una serie di ragioni, si è persa, anche se la poesia ha conservato la musicalità mediante lo studio metrico o l’utilizzo di forme quali l’onomatopea, la rima e le assonanze.

Moschini fa della poesia l’elemento per accordare strumenti e il suono del basso una vaporosa pagina bianca, incontaminata, nella quale stendere i suoi versi. Versi che sono principalmente, se non esclusivamente, d’amore tanto che la sua poetica viene spesso associata all’erotismo. Si tratta di una catalogazione questa a mio modo di vedere appropriata che, però,  non deve finire per  etichettare il poeta a questa categoria; va detto, infatti, che è solo una delle tante sfumature delle sue poesie d’amore.

Le liriche parlano di amore concreto che si realizza materialmente nell’amplesso, di desideri totalizzanti e a volte ossessivi che conducono l’io lirico a non celare la sua carica di ossessività, dominio e possesso sulla donna amata. L’amore è dolcezza e baci rubati, l’amore è il semplice guardare la natura che ha in sé rimandi che nella mente del poeta fanno pensare alla sua donna, l’amore è un sogno, ma anche un desiderio, l’amore è attesa e speranza, l’amore è voglia di appagamento di desideri fisici, ma in ogni caso, in ogni sua manifestazione, esso non è che frutto di un sentimento inteso alla massima potenza.

Moschini abbatte le banalità e gli aspetti retorici che possono riguardare chi fa una poesia carica di sentimentalismo, di intimità e di sublimazione delle insaziabili voglie di congiungersi all’amata: niente è scontato né tanto meno frivolo o inopportuno. Anche le liriche che più propriamente rimandano al tema della sessualità non mancano di rispetto né al destinatario della lirica né al lettore, ma scivolano via velocemente con un cocktail di leggerezza, maestria e ricerca della giusta espressione per celebrare significati che lambiscono la metafora; interessanti questi versi: “canvas of passion and luxury” in “Portrait of my madness”, p. 32 o i più incisivi “Le impronte dei miei denti/ lasciati sulla tua pelle di ninfa”, in “Il cuore ubiquitario”, p. 57.

La struttura stessa della silloge è pensata per organizzare il materiale lirico secondo una dimensione musicale, tra note tratte da pentagrammi seguiti poi da liriche in lingua inglese di grande impatto e altamente evocative.

In questo lodevole percorso di analisi e di confidenza che Moschini fa con il lettore risulta centrale la figura della donna, dell’amata, dell’essere che motiva in un certo senso l’effluvio dei sentimenti del poeta, come pure la sua ragion d’essere e il suo scopo. La donna, che per fortuna è il più possibile lontana ad ogni forma di “angelizzazzione” e alla celebrazione melensa della sue virtù, è una donna d’oggi, contemporanea, impegnata e sbarazzina, aperta di mente, amante del romanticismo, ma anche di esperienze di trasgressione: “Lasciando il tuo rossetto/ sul mio petto,/ perverse preghiere di piacere/ tra le tue gambe/ di geisha compiacente/ piegata al mio volere” (in “Il gioco”, pp. 26-27). Così Moschini non fa altro che individuare la natura (intesa in senso ampio) nella figura della sua amata e così è rintracciata nell’aria (“Ti respiro” in “Respiro”, p. 44), nella benzina (e per la sua infiammabilità e per il suo valore: “Preso tra le tue maglie/sei benzina” in “La lima di vetro”, p. 45), in una sostanza drogante (“Solo la tua voce/ narcotizza i dubbi”, p. 47), nell’emblema della dolcezza (“Tu che sei miele/ e che nascondi al mondo/ il nettare scandito”, in “Tu che sei miele”, p. 87) e addirittura nell’elemento che più di ogni altro richiama la rinascita e la purezza, l’acqua (“Sei acqua/ che fluisce alle mie tempie”, in “Nelle tue mani”, p. 69).

L’accezione del cibo legato alla donna si ritrova nella lirica inglese “Chocolatefall” dove un curioso e coinvolgente sexual play prevede un miscuglio della quinta essenza della dolcezza: cioccolata e miele tanto da fare della donna una inusuale “cake to be eaten” (in “Chocolatefall”, p. 86).

Ma un’analisi completa deve pur sottolineare che la donna è spesso collegata anche ad altre immagini, questa volta turbinose e capaci di incutere timore: la donna è una sorta di polipo che con i suoi tentacoli afferra e stritola (“Tutto ha travolto/ risucchiandomi nel vortice/ tentatore e vorace/ delle tue gambe” in “Madida mente”, p. 94), nonché assume sembianze vampiresche (“mordendo il mio collo/ e succhiandomi il sangue/ rosso vivo come la cupidigia”, in “Madida mente”, p. 94). In ogni modo la donna fuoriesca da queste pennellate liriche, da queste armoniche vibrazioni sonore, è un essere vivido e pulsante, carico di energia e d’intraprendenza tanto da esser definita una sirena delle mie perverse fantasie “Mermaid/ of my perverse fantasies” (in “The last chorus”, p. 97). Ma è lo stesso poeta a chiarire in una lirica che la sua donna è dappertutto, in ogni dove, poiché è il pensiero di lei ad essere costantemente nella sua testa, a sottendere quasi una sorta di panteismo amoroso: “Sei in ogni millimetro” scrive in “In ogni dove”, p. 98.

L’amore a volte può manifestarsi in maniera violenta e deflagrante come ci insegna Moschini nella poesia “Erotica cuspide” (p. 15) della quale riporto i versi finali:

 

Mazzate d’amore
senza pietà
sono i baci e la pelle
che nel buio mi dono.
ed io ti amo rapito
immune
da schegge remote
in un attimo esplose
protetto
dalle taglienti minacce
sotto di te.

 

In varie liriche il poeta utilizza delle strofe contenute all’interno di parentesi tonde quasi sia una spiegazione più chiara di quanto ci sta “narrando” con i suoi versi, o come una doppia voce appartenente all’io lirico che si dispiega su piani differenti come quando in “Organigramma di un amore” non può far a meno di scrivere:

 

(Non vuole regole
la costruzione di un amore,
schemi balordi,
e false priorità).

 

Alessandro Moschini è, inoltre, molto consapevole della fruibilità al presente di quell’amore totalizzante, perché vi sono varie liriche che prendono in considerazione il tempo, il dio Chronos, che seduto su una roccia guarda da lontano quasi beffandosi delle gioie momentanee degli umani. L’eternità, ossia il tempo infinito, è un’idea che per Moschini si sposa con quella di un amore oltre ogni confine:

 

L’importante
È che le voci nostre
Rimangano attaccate alle pareti
Per il tempo che rimane.
(in “Cantami il tempo che resta”, p. 21).

 

Come si diceva all’inizio, il tutto è dolcemente aromatizzato dall’uso magnanimo, variegato e intelligente di suoni, dissolvenze, “giochi armonici”, pentagrammi, melodie, trame sonore e qualsivoglia altra “fragranza uditiva” prodotta dalla Natura vivente o dagli strumenti musicali che consentono di creare un ordito piacevole, a tratti pacato, a tratti altisonante, dove è la stessa musica a fondersi e a identificarsi essa stessa con la donna:

 

This music
Has your shape
Materialized,
Alive,
Transformed
In emotion.
(in “Joy”, p. 75).

 

 

Lorenzo Spurio

(scrittore, critico-recensionista)

 

Jesi, 08-04-2013

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Pubblicato da

Blog di Letteratura e Cultura

Lorenzo Spurio è nato a Jesi (AN) nel 1985. Si è laureato in Lingue e Letterature Moderne all’Università degli Studi di Perugia con una tesi sull’autore britannico Ian McEwan. Per la poesia ha pubblicato le sillogi Neoplasie civili (Agemina, Firenze, 2014), Le acque depresse (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016) e Tra gli aranci e la menta. Recitativo dell’assenza per Federico Garcia Lorca (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016) ad ottanta anni dall’assassinio del poeta granadino. Ha curato varie antologie poetiche tra cui Borghi, città e periferie: l’antologia del dinamismo urbano (Agemina, Firenze, 2015), Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016), Non uccidere. Caino e Abele dei nostri giorni (2017) e Adriatico: emozioni tra parole d’onde e sentimenti (Ass. Euterpe, Jesi, 2017). Numerose le sue poesie pubblicate in riviste, siti specializzati ed opere antologiche. Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti: Ritorno ad Ancona e altre storie (Lettere Animate, Martina Franca, 2012), La cucina arancione (TraccePerLaMeta, Sesto Calende, 2013) e L’opossum nell’armadio (PoetiKante, Sesto Fiorentino, 2015). 12072660_10207671469768160_3182675494180130792_nQuale critico letterario si è occupato prevalentemente di narrativa straniera; ha pubblicato: Jane Eyre, una rilettura contemporanea (Lulu, 2011), La metafora del giardino in letteratura (Faligi, Aosta, 2011), Flyte & Tallis: Una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese: Espiazione di Ian McEwan e Ritorno a Brideshead di Evelyn Waugh (Photocity, Pozzuoli, 2012), Ian McEwan: sesso e perversione (Photocity, Pozzuoli, 2014), Il sangue, no. L’aporia della vita in ‘La ballata di Adam Henry’ di Ian McEwan (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2015). Vari saggi letterari e suoi contributi sono presenti in collettanee, volumi antologici ed edizioni critiche, oltre a un cospicuo numero di prefazioni e note critiche ad autori contemporanei. Nel volume La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggi (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2015) ha raccolto una serie di interviste fatte negli anni 2012-2015 ad esponenti di spicco della poesia italiana contemporanea mentre in Scritti marchigiani. Diapositive e istantanee letterarie (Le Mezzelane, Santa Maria Nuova, 2017) una raccolta di saggi, recensioni e note di approfondimento su autori della sua Regione. Nel 2011 ha fondato la rivista online di letteratura «Euterpe», aperiodico tematico di letteratura online. È Presidente della Associazione Culturale Euterpe, Fondatore e Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” e Presidente di Giuria in vari premi letterari (“Città di Chieti”; “Città di Porto Recanati”; “Poesia senza confine”, etc.). Numerosi i premi e i riconoscimenti letterari ottenuti tra cui il 1° Premio al Concorso Letterario “Città di Ancona” (2016), il 1° Premio al Premio Letterario “Città di Latina” (2016), il 1° Premio al Premio Internazionale di Poesia “Antonia Pozzi” (2016) , il 2° Premio al Premio Letterario “Bari, Città Aperta” (2016), il 1° Premio al Concorso Letterario “Patrizia Brunetti” di Senigallia (2016),… Sulla sua produzione hanno scritto Dante Maffia, Giorgio Bàrberi Squarotti, Corrado Calabrò, Ugo Piscopo, Sandro Gros-Pietro, Antonio Spagnuolo, Umberto Vicaretti e altri.

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