“Per i terremotati d’Abruzzo” di E. Marcuccio, con traduzione in aquilano

PER I TERREMOTATI D’ABRUZZO[1]

DI EMANUELE MARCUCCIO

Tutto hanno perduto,

le macerie li han travolti

e in un minuto

le loro case, la sicurezza

li ha abbandonati.

Corpi dispersi,

corpi ritrovati

vivi e feriti,

che si perdono nella massa informe,

che si annullano tra le macerie

nella rovina,

nel pianto,

nell’abbandono.

Vista orribile, dolore orrendo!

I sopravvissuti che sopraggiungono

si perdono in quel mare di cemento,

si confondono nella rovina di quelle case,

e chiedono aiuto, a tutti chiedono aiuto!

8 aprile 2009

per terremotati_onna_ok11

TRADUZIONE IN DIALETTO AQUILANO

PE’ JIU TARRAMUTU DE J’ABBRUZZU[2]

TRADUZIONE A CURA DI LUCIA BONANNI 

Tuttu quantu se so’ persi[3],

(‘mezzu a jiu dirupu)[4]

ij muri se so’ sciricati[5]

e a issi se so’[6] accarrati ‘nnanzi

e entro ‘nu minutu

le case se so’ sbriccate[7], lo bbóno[8]

ij’ à lassati.

Corpi arruati[9] de qua e dellá

corpi retróáti

vivi e tormendáti[10]

que se perdu entru tanta tisolazió[11]

que non se recónúsciu ‘mmezzu a le macerie

‘mmezzu a la ruina

‘mmezzu a iju piantu

‘mmezzu a iju tormentu.

Dolore scuru, tristu lamentu![12]

Quiji que non so’ morti révengo arréte[13]

se perdu entru ‘nu mare de cementu,

s’accappanu[14] éntru la disgràzia de quéle case

e addómannanu ajiutu

(sperzi e accorati)[15]

a tutti quanti addómannanu ajiutu!

Traduzione di Lucia Bonanni

1-10-2015

[1] Emanuele Marcuccio, Anima di Poesia, TraccePerLaMeta Edizioni, 2014, p. 18.

[2] Traduzione in vernacolo aquilano di “Per i terremotati dʼAbruzzo” di Emanuele Marcuccio, a cura di Lucia Bonanni. Riguardo al titolo ho tradotto con “Pe’ jiu tarramutu de j’Abbruzzu” (Per il terremoto dell’Abruzzo) perché la parola tarramutati in aquilano non è molto usata.

[3] Nel primo verso ho preferito tradurre con tuttu quantu se so persi invece che tuttu ànnu persu perché mi sembra che così ci sia l’allitterazione in “i” a fine rigo nei vv 1, 3 e 4.

[4] I versi tra parentesi sono stati inseriti per dare forza alla traduzione. Dirupu qui sta per evento tragico, cataclisma.

[5] Sciricati, rovinati, devastati.

[6] Nei versi 1, 3 e 4 ho volutamente ripetuto l’espressione se so’ per formare unʼanafora.

[7] Sbriccate, cioè macerie, sassi, bricco è il sasso di piccole dimensioni.

[8] Lo bbòno sta per il bonum latino, cioè le cose buone quindi la sicurezza.

[9] Arruati sta a significare buttati in mezzo alla strada, rua infatti vuol dire strada.

[10] Tormentati come sinonimo di feriti.

[11] Tisolaziò sta per “massa informe”.

[12] “Dolore scuru, tristu lamentu” per tradurre i versi “Vista orribile, dolore orrendo”. La parola scuru viene usata con significati diversi, per esprimere sofferenza, dolore e disappunto; l’espressione “scura mi” significa “povera/o me”, tristu ha significato simile al latino, una persona trista è una persona poco affidabile.

[13] Quij que non so morti revengo arrete, ho usato un’antifrasi per tradurre “i sopravvissuti che sopraggiungono”.

[14] Si nascondono, per dire che si confondono nella rovina delle case.

[15] Sbigottiti e fortemente addolorati.

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2 Comments

  1. Scrissi questa poesia due giorni dopo quella notte, commosso dalle immagini televisive di una famiglia in lacrime di Onna (AQ), che lamentava il fatto che i soccorsi non erano ancora giunti…
    Un grazie infinito per questo dono a Lucia Bonanni, per la traduzione in vernacolo aquilano. Grazie a Lorenzo Spurio per la pubblicazione sul suo blog letterario! Buona lettura!

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  2. L’ha ribloggato su Emanuele-Marcuccio's Bloge ha commentato:
    Scrissi questa poesia due giorni dopo quella notte, commosso dalle immagini televisive di una famiglia in lacrime di Onna (AQ), che lamentava il fatto che i soccorsi non erano ancora giunti…
    Un grazie infinito per questo dono a Lucia Bonanni, per la traduzione in vernacolo aquilano. Grazie a Lorenzo Spurio per la pubblicazione sul suo blog letterario! Buona lettura!

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